mercoledì 3 aprile 2013

I mondi di Nanu

© Valentina Angelone
Valentina Angelone è un giovane architetto che vive e lavora nel pordenonese.
Illustratrice autodidatta appassionata di libri per l'infanzia, ha messo a frutto il suo immaginario fantastico e il suo talento grafico e narrativo nella tesi sui bordi di Venezia con cui si è laureata in Architettura allo IUAV nel 2002.
I suoi lavori di illustrazione sono attualmente in mostra fino all'8 aprile presso il ristorante Le Casette di Pordenone, in via Ospedale vecchio 6.
Valentina è stata così gentile da concedermi un po' del suo tempo per una chiacchierata informale sulla sua attività di illustratrice svolta parallelamente alla professione.

Che formazione hai nel campo dell'illustrazione?
Sono autodidatta. Prima di iscrivermi all'università, quando ancora abitavo a Bolzano, ho seguito qualche corso di pittura e disegno dal vivo. Parliamo di vent'anni fa, ma il disegno l'ho sempre praticato, fin da piccola, come forma di evasione in mondi fantastici e surreali.

Che rapporto hai con il disegno?
Fondamentalmente per disegnare devo avere sempre un obiettivo: destinare il disegno a qualcuno - e allora l'ispirazione mi viene dalla conoscenza e dal rapporto che ho con quella persona - oppure inventarmi una storia ispirata a situazioni particolari. Se non ho stimoli passo anche lunghi periodi senza disegnare.

In questo momento stai lavorando a qualcosa?

Ho in corso una collaborazione con la cooperativa sociale Melarancia, una realtà molto attiva in provincia di Pordenone, che gestisce vari asili nido e si dedica a numerose altre iniziative. Il tema generale è quello della conciliazione adulto/bambino. Visito le strutture e osservo i bambini per carpire situazioni raccontabili in grado di ispirarmi delle storie. La finalità non è esclusivamente pedagogica. Ci saranno anche racconti "pazzi".

Su questo progetto lavori da sola con qualcuno?
Sono ancora agli inizi. E' la prima volta che mi dedico a un progetto così strutturato ed è anche la mia prima esperienza a livello professionale. Avrò ovviamente la supervisione della cooperativa. Al momento sono sola, ma sto cercando di coinvolgere un'amica che è molto brava nel narrare.

Parlami della tua mostra al ristorante Le Casette.
La mostra si intitola Disegnami una storia. Il sottotitolo, 18 disegni per seguire le tracce di cinque racconti e non trovare la strada di casa, sintetizza il senso dell'allestimento: ho infatti appeso "alla rinfusa" le illustrazioni (3-4 per ciascuna storia) in modo che ognuno cerchi di ritrovarne il filo facendosi un proprio percorso. Sono storie che ho scritto e disegnato nel corso degli anni e poi negli ultimi mesi ho ripreso in mano e trasformato.

Qual è il tuo modo di lavorare?
Faccio il disegno con matita, pennarello, acquerelli, molto liberamente sul foglio di carta. Sono molto istintiva. Non mi preoccupo di prepararmi prima uno schema di pagina definito. Se dovessi darmi a priori dei confini (ci ho provato) non riuscirei poi a procedere con il mio lavoro. Successivamente passo il disegno allo scanner, lo elaboro con Photoshop (ad esempio montando uno sfondo, correggendo i colori o componendo più immagini), lo stampo e torno a lavorarci sopra manualmente fino a ottenere l'effetto voluto. Faccio tutto questo perché non sono mai contenta della versione originale. Cerco comunque di non farmi sopraffare dall'uso del computer.

Hai illustratori di riferimento?
Sì, due in particolare mi affascinano molto: Lisbeth Zwerger e Oliver Jeffers.

Sono molto diversi...
Sì, e li ho usati entrambi come punto di riferimento. Ho un doppio registro. Infatti le storie che ho fatto finora possono essere suddivise in due filoni: il "mondo fantastico", che è un po' più "classico" e che integra anche elementi nostalgici, e il "mondo del bambino", decisamente più esplosivo e colorato!

Ti piacciono i fumetti? Li leggi?
Sono cresciuta con Topolino buttando anche un occhio su Linus, che comprava mio padre. Adesso, quando posso, leggo Diabolik e Dylan Dog ma acquisto anche volumi a fumetti in libreria. Sono attratta dai disegni e dai titoli. [mi mostra Brüsel di Schuiten e Peteers e Lydie di Lafebre e Zidrou]

E' curioso: mi pare di capire che Diabolik e Dylan Dog tu li legga, anche se saltuariamente, a prescindere dal disegnatore mentre per quanto riguarda i volumi da libreria sono proprio la qualità e la forza del disegno a spingerti all'acquisto. E' così?
Precisamente.

© Valentina Angelone
Veniamo alla tua tesi. Qual era il titolo e di cosa trattava?
Il titolo era: Variazione ai bordi. Scenari possibili per il Carnevale di Venezia.
Avevo progettato una serie di strutture effimere da installare ai bordi di Venezia. Ad esempio [mostra un plastico appeso alla parete del suo soggiorno] avevo pensato di invogliare le persone ad andare dal Ponte dell'Accademia alle fondamenta delle Zattere attraverso un tunnel di vetro su cui fossero serigrafate immagini che rimandavano al carnevale. Di fronte alle fondamenta, poi, immaginavo delle strutture emergenti dall'acqua che proiettavano fasci di luce a illuminarne i bordi.
Oppure, lungo la Riva degli Schiavoni, avevo previsto di ancorare delle zattere, dei cassoni, che, attraverso una scala, permettessero di accedere al sottosuolo di Venezia; una sorta di scavo nella memoria della città.
Una ventina di queste strutture, insomma, da installare ai bordi della città per evidenziarli. Venezia, essendo formata da isole artificiali completamente urbanizzate, è una città dai bordi ben definiti e fondamentalmente immodificabili in via permanente. Si trattava dunque di lavorare e riflettere su questo concetto.
Venendo alle illustrazioni, e al modo in cui le ho integrate nel progetto generale, avevo poi questi due personaggi, Nanà (una ballerina) e Rapanello (uno gnomo), che giravano per Venezia accompagnando il lettore/visitatore ignaro, appunto, nei luoghi delle installazioni. Li ho pensati dunque come strumento di conoscenza della città e delle possibilità che questa poteva offrire a chi la stava vivendo in quel momento.
La tesi era essa stessa un'installazione costituita dalle tavole di progetto - materiche, spesse, scavate, in cui erano integrati i plastici - affiancate dalle immagini incorniciate di Nanà e Rapanello che, dialogando tra loro, illustrano sinteticamente e in maniera non pedante i singoli interventi. Rapanello rappresentava il turista goffo e distratto che si accorge della "stranezza". Nanà, elegante e aggraziata, era la guida, colei che gli spiega dolcemente le cose.

L'aspetto narrativo era dunque importante.
Assolutamente.

© Valentina Angelone

© Valentina Angelone

© Valentina Angelone

© Valentina Angelone

2 commenti:

M ha detto...

Anche le interviste! Che bello, spero sia l'inizio di una serie.

biri ha detto...

infatti, preparati...