mercoledì 11 luglio 2012

Mattoni & Nuvolette

Oltre a essere un saggio approfondito sull'utilizzo del fumetto nella critica e nella pratica architettonica Bricks & Balloons. Architecture in comic-strip form di Mélanie van der Hoorn si presenta come un prezioso compendio dei fumetti realizzati da professionisti dell'architettura in occasione di mostre, concorsi, tesi di laurea e pubblicazioni varie dagli anni Sessanta a oggi; una quantità straordinaria di materiale di non facile reperibilità che il libro in buona parte raccoglie e mette a disposizione di un ampio pubblico per la prima volta.
Pregevole la veste editoriale e grafica del volume cartonato, con dorso in tela, pagine dalla carta spessa e piacevole al tatto, e un formato che non penalizza le tavole riprodotte interamente a colori.

Frutto di una ricerca pluriennale condotta dall'autrice attraverso il contatto diretto con architetti e artisti in prevalenza nordamericani ed europei il saggio ha un'impostazione prettemente accademica. Le ipotesi iniziali, le tesi esplorate e i percorsi logici seguiti sono esposti e riassunti con estrema chiarezza in ciascuno dei sei capitoli tematici in cui il lavoro è suddiviso:
- la lettura in chiave poetico-filosofica dell'interazione uomo-edificio;
- la visione soggettiva della realtà costruita;
- la critica alle tendenze attuali dell'architettura;
- la presentazione delle persone e delle idee dietro il progetto;
- la comunicazione efficace del progetto al pubblico;
- l'influenza diretta del fumetto sull'architettura realizzata.
Un'Introduzione e una breve Conclusione chiariscono l'ambito della ricerca e la inseriscono all'interno del più ampio dibattito sui modi e i significati della rappresentazione architettonica.
Sebbene nel testo siano presenti riferimenti ad autori di fumetti come Francois Schuiten, Andreas, Chris Ware (solo per citarne alcuni) e venga analizzato anche il lavoro di architetti che hanno realizzato storie a fumetti espressamente per il mercato librario (ad esempio Daniel Bosshart e Matthias Gnehm) Mélanie van der Hoorn non tratta l'immagine dell'architettura e della città nel fumetto commerciale. L'interesse della ricercatrice si focalizza invece sui fumetti realizzati o commissionati dagli architetti specificamente nell'ambito della loro attività professionale sia per quanto riguarda l'aspetto progettuale che quello (auto)promozionale.  

Nel saggio l'accezione predominante di fumetto è quella (riduttiva e per la verità in parte fuorviante) di mezzo ibrido composto di immagini e testo scritto. Viene implicitamente riconosciuta una parentela con il fotoromanzo, mezzo cui molti giovani architetti fanno crescente ricorso per (rap)presentare se stessi e le loro opere. Rispetto a quest'ultimo viene ribadita in più occasioni la maggiore efficacia comunicativa del disegno manuale in particolare nel delineare e inserire nelle immagini le figure umane, utilizzate per arricchire di informazioni quanti/qualitative l'architettura "cartacea".
Talvolta nella categoria "fumetto" viene fatto rientrare anche il "fumettistico" (mi si perdoni il termine impreciso) come ad esempio nel caso dell'affresco realizzato da Tanino Liberatore per Jean Nouvel (del quale viene affermata, ma non meglio esplicitata, la componente narrativa) o del lavoro di Olivier Kugler per Fletcher Priest Architects su Freethinking (più simile nella forma al taccuino di viaggio) o ancora della collaborazione tra Mecanoo e Joost Swarte sul Toneelschuur di Haarlem, il cui design origina da un portfolio di illustrazioni realizzate dall'artista olandese allo scopo di raccogliere fondi per la nuova sede di un teatro d'avanguardia (si veda qui).
Tali apparenti semplificazioni e/o sconfinamenti non costituiscono un limite ma al contrario permettono all'autrice di affrontare direttamente il tema senza addentrarsi in pedanti e tediose distinzioni, arricchendo un discorso cui è sottesa a priori una problematicità di fondo: con quale competenza un architetto, nella sua professione, usa il fumetto?
Domanda posta nelle pagine del libro anche (e con una certa veemenza, sembrerebbe) da Francois Schuiten, che intervistato da van der Hoorn si dice contrariato dal supposto pessimo utilizzo del fumetto fatto da parte dei non addetti ai lavori. Una domanda in ogni caso non banale cui è impossibile dare una risposta univoca come dimostrano i moltissimi esempi contenuti nel volume: alcuni, nella forma, estremamente efficaci, altri penalizzati da ingenuità dovute a un'evidente scarsa dimestichezza degli autori con il mezzo espressivo.
Spicca per eleganza l'approccio dell'architetto olandese Willem Jan Neutelings che con un progetto illustrato anche in forma di fumetto vinse nel 1990 il concorso internazionale per lo European Patent Office. Ma gli esempi degni di nota presentati e analizzati nella ricerca sono troppi per essere qui anche solo elencati.
Bricks & Balloons, in merito, è una ricca miniera di informazioni, alcune delle quali decisamente inattese. Per esempio, se l'amore e un certo debito nei confronti del fumetto inglese classico di fantascienza dichiarato da Norman Foster si potevano in qualche modo intuire, sorprende la sua collaborazione del 1975 addirittura con Frank Dickens, il papà del mitico Bristow.

Ciò detto, il saggio di Mélanie van der Hoorn illustra come le caratteristiche del fumetto permettano all'architetto di superare i limiti della consueta rappresentazione architettonica; nell'istituire un legame emozionale con l'oggetto principale della rappresentazione (cioè l'edificio) il fumetto si rivela potenzialmente in grado di abbattere le barriere tra professionista e committente o, più in generale, tra progetto e utenza.
Nel campo della critica disciplinare, inoltre, la palese soggettività del punto di vista unita alla leggerezza dell'approccio (caratteristiche che la ricercatrice e molti dei professionisti intervistati sembrano attribuire al fumetto in sé) sono interpretati come una chiave che permette all'architetto di assumere posizioni che i mezzi tradizionali non gli consentirebbero facilmente.
Infine, attraverso alcuni esempi tra cui spicca la collaborazione di Alberto Cipriani con Mauro Marchesi su The Factory a Hong Kong, van der Hoorn dimostra come l'integrazione di fumetto e progettazione architettonica possa rivelarsi produttrice di valore aggiunto.

In conclusione Bricks & Ballons è un volume prezioso di cui si sentiva la mancanza. Una ricerca puntuale, approfondita e svolta con competenza che non cita forse alcuni esempi che (a posteriori) potevano trovare posto tra le sue pagine (penso a Klaus o al Museo Hergé di Christian de Portzamparc) ma ha il merito di condurre il lettore (primo tra tutti, colui che scrive) in un mondo affascinante in larghissima parte sconosciuto e, finora, inesplorato.

P.S.
L'occasione è propizia per segnalare, sullo stesso tema, la pregevole tesi dell'architetto James Benedikt Brown dal titolo The Comic Architect frutto di una ricerca da lui condotta nel 2007 quando era studente all'Università di Sheffield.

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