lunedì 7 maggio 2012

Hong Kong Dreaming

Indubbiamente il fascino più immediato del webfumetto Horny King di Fred Boot (recentemente segnalato da Matteo Stefanelli sul suo Fumettologicamente) è costituito dalla convivenza/sovrapposizione di un registro iconico e fotografico. In particolare, gli spiriti animali protagonisti della vicenda - disegnati in maniera essenziale - vagano impalpabili all'interno di una Hong Kong reale catturata dalla macchina fotografica in tutto il suo multiforme e tangibile rumore visivo.

Horny King © Fred Boot
Horny King © Fred Boot

La seduzione di questa singolare metropoli cinese, per decenni frontiera della modernità in Asia, ha riservato alla stessa un posto di rilievo nell'immaginario collettivo. Hong Kong si configura infatti come spazio dal potenziale narrativo enorme e, al contempo, spaventoso. In particolare il miscuglio tra Oriente e Occidente, Innovazione e Tradizione ne ha fatto un punto di riferimento per la figurazione della metropoli del futuro.

Tratto dal manga di Masamune Shirow, il film di animazione del 1995 Ghost in the Shell diretto da Mamoru Oshii vanta una celebre sequenza che ha per tema la città fittizia di Newport City, basata in gran parte, appunto, su Hong Kong (si veda il volume The Analysis of Ghost in the Shell edito da Kodansha).



L'utilizzo dello slow motion conferisce alle immagini una patina onirica e malinconica esaltata dall'affascinante colonna sonora di Kenji Kawai; un dispositivo ripetuto anche nel seguito Innocence del 2004, benché in questo caso sia la parata in maschera a costituire il fulcro della sequenza e la città vi compaia in una forma parossistica più vicina alle visioni decadenti di Danijel Zezelj (si veda il suo La Città Invisibile del 1991).



Che quella prima sequenza del seminale film di Oshii abbia lasciato un segno profondo e perdurante è dimostrato dai numerosi omaggi live motion che le sono stati tributati negli anni da amatori e filmakers non professionisti tra cui i più significativi ritengo siano quelli di Edwin Lee e David Gilbert.




Recreating Ghost in Hong Kong © David Gilbert
Sebbene la fonte principale resti Tokyo, in parte ispirata a Hong Kong è anche la Tresure City di Tekkonkinkreet, film d'animazione del 2006 diretto da Michael Arias tratto dall'omonimo manga di Taiyo Matsumoto.



Come dimostra la scena d'apertura (sopra), ancora una volta la città assume qui il ruolo di co-protagonista.
Il paesaggio urbano di fantasia contribuisce all'atmosfera onirica della narrazione, coloristicamente ispirato - nelle parole dello stesso Arias - al graphic design giapponese degli Anni Cinquanta e Sessanta; si notino in questa ottica le numerose affiche che fanno capolino negli sfondi, portatrici di una vena sottilmente nostalgica.
L'incredibile cura del dettaglio dei fondali è ben evidenziata in questo post di Audrey Kawasaki, che ha scannerizzato alcune pagine dell'artbook di Shinji Kimura, direttore artistico del film.

Tekkonkikreet Art Book - White Side © Shinji Kimura

In conclusione, sebbene si tratti di forme espressive assolutamente diverse che rispondono a meccanismi comunicativi altrettanto diversi, ritengo che sia i quadri fotografici del fumetto di Boot che i fondali iperdettagliati dei lungometraggi di Oshii e Arias testimonino come la spazialità complessa di un paesaggio dominato dai salti di scala e privo di una vera e propria gerarchia visiva trovi efficace rappresentazione drammatica nella irriducibilità delle sue componenti, resa possibile (nel senso di "istitintivamente comprensibile") dalla pervasiva integrazione del filtro tecnologico nella nostra quotidianità.

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