mercoledì 25 agosto 2010

New York Ex Machina (2)

Il legame di Ex Machina con la città di New York si spinge oltre la mera trascrizione del paesaggio urbano in disegni accattivanti di rara coerenza.
Mitchell Hundred, prima di diventare Sindaco della città, è un Ingegnere Civile. L'incidente che gli conferisce i poteri di Great Machine è l'esplosione di un manufatto di natura misteriosa che riaffiora durante un controllo presso una pila del Ponte di Brooklyn. Aperto al pubblico nel 1883, il Ponte di Brooklyn con le sue alte torri in granito dagli archi a sesto acuto e gli imponenti cavi in acciaio è una delle icone di New York, simbolo dell'ottimismo di un periodo in un cui una fiducia quasi religiosa nella tecnica aveva reso possibile la costruzione del più lungo ponte sospeso del mondo. Entrambi i progettisti dell'opera, John e Washington Roebling (padre e figlio), durante i lavori di costruzione riportarono in cantiere ferite invalidanti. Il primo addirittura ne morì. La fama del ponte presso i tecnici è dunque ambivalente e risulta significativo che Hundred vi trovi al contempo l'origine del proprio potere ma anche della propria dannazione.

A questo riguardo una vignetta tratta dal venticinquesimo albo della serie appare emblematica: vi si vede Hundred, sfigurato e agonizzante dopo l'esplosione, preoccupato più della stabilità del ponte a seguito dello scoppio che non della propria salute. Sopra di lui incombe il piano stradale sospeso; sullo sfondo la massa inconfondibile delle torri del World Trade Center, che rivestono un ruolo chiave negli sviluppi futuri della storia.

Il ponte, nella sua maestosità o anche solo come elemento di secondo piano, torna ricorsivamente nelle pagine e nelle copertine degli albi di Ex Machina confermando il proprio ruolo di primaria importanza all'interno del fumetto. La scelta di questo luogo come origine della vicenda sottolinea poi un carattere spesso trascurato di New York, cioè il suo essere anche città d'acqua. Kremlin, compagno di Hundred nei suoi giorni da Great Machine, deluso per il presunto abbandono della missione salvifica da parte dell'amico sceso in politica si ritira a tramare vendetta a Coney Island facendo proprio delle strutture abbandonate del porto il suo rifugio. Anche questo luogo non sembra essere stato scelto a caso da Vaughan poiché prima di un lungo declino da cui si sta lentamente riprendendo Coney Island, con il suo famoso parco giochi, fu in passato territorio dell'immaginario newyorchese e laboratorio architettonico della futura Manhattan.

Ex Machina ha indubbiamente il pregio di evidenziare il ruolo importante della politica nella gestione degli agglomerati urbani e gli stretti legami che essa intesse con l'urbanistica: la Città è molto più del semplice insieme dei suoi edifici e delle sue strade. Sono tuttavia molte le strutture architettoniche famose di New York ritratte nel fumetto che servono a identificare i luoghi in cui si svolgono gli eventi: dalla Unisphere di Queens, alla Wonder Wheel e al Cyclone di Coney Island; dalla Statua della Libertà, ai grattacieli più noti di Manhattan.

In una vignetta tratta dal primo albo della serie viene riprodotta la fittizia pagina di apertura del primo quotidiano ad aver pubblicato un'immagine di Great Machine. Essa ritrae l'eroe volante che sfreccia con le sue ali jet davanti al Flat Iron Building, nota icona architettonica di cui si è già avuto modo di parlare. Sulla strada ricoperta di neve sta passando un taxi (altro popolare segno visivo legato alla città) che risalta sul manto bianco per il suo caratteristico colore giallo. In primo piano sono visibili un cartellone pubblicitario a tema hip-hop e la ringhiera del sottopassaggio pedonale per accedere alla stazione della metropolitana. L'orizzonte è inclinato, a simulare lo scatto veloce della foto. E' interessante notare che l'immagine non è un disegno, bensì un vero fotomontaggio. La dicotomia tra questa fotografia, per quanto ritoccata con l'inserimento dell'uomo volante, e il disegno del resto del fumetto è chiaramente voluta e ammicca al complesso rapporto che coinvolge i media nella costruzione della realtà.
Nuovamente la quinta urbana scelta come sfondo non sembra casuale: il Flat Iron Building ha una lunga tradizione associata al fumetto americano.

Un legame che si rinnova anche nella copertina del numero 32 di Ex Machina, nella quale un'inquadratura frontale della “prua” dell'edificio di Burnham funge da sfondo per un Hundred colto nell'atto di slacciarsi camicia e cravatta lasciando intravedere sulla pettorina del costume sottostante il disegno di una ruota dentata, simbolo di Great Machine. Evidente e diretto il riferimento ironico all'iconografia di Superman citata tanto nella posa di Hundred quanto nella cupola telefonica su cui è appoggiato il casco dell'eroe che va a sostituire la ben nota cabina utilizzata dal personaggio di Siegel & Schuster per svestirsi dei panni di Clark Kent.
Architettura e uomo qui sono tutt'uno: il Flat Iron Building e Mitchell Hundred sono inquadrati frontalmente (nessun dubbio, infatti, che la “prua” del palazzo larga appena due metri ne costituisca la facciata principale); il design dell'edificio è intrinsecamente dinamico, come dinamica è la posizione dell'eroe che si prepara a intervenire; entrambi infine vantano un primato: il Flat Iron Building (1903), tutelato dal 1989 come monumento storico nazionale, è considerato uno dei primi grattacieli di New York; Great Machine, alter ego di un uomo che da ragazzino leggeva le avventure di un personaggio nato nel 1938 sulle pagine di Action Comics, è il primo “vero” supereroe della Grande Mela.

Il rapporto profondo con le icone architettoniche di New York è poi testimoniato in una maniera del tutto particolare da una doppia splash page tratta dal ciclo di storie "Ex Cathedra". Hundred, convocato in Vaticano dal Papa che gli vuole praticare un esorcismo viene contemporaneamente aggredito a distanza con un apparecchio che agisce sul suo cervello; comincia così a delirare e si ritrova al cospetto di Dio. L'aspetto della divinità ricalca l'iconografia classica del vegliardo dalla lunga barba assiso in cielo, composta tuttavia con le più note architetture di New York: l'aureola è sostituita dalla corona della Statua della Libertà; il naso è il Vertex del Chrysler Building; le labbra i piani superiori dell'Empire State Building; i baffi il Ponte di Brooklyn; barba e capelli si fondono nei leoni della Public Library; le dita della mano destra sono altrettanti bracci che reggono la fiaccola della Statua della Libertà. Ancora una volta l'ironia insita nella rappresentazione è evidente (anche perché Dio è il Grande Architetto) ma a essa soggiace con altrettanta evidenza una vera e propria devozione per i simboli della metropoli americana.

(2 - continua)

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