martedì 24 agosto 2010

New York Ex Machina (1)

La recente (e sorprendente) conclusione di Ex Machina è occasione per postare alcune considerazioni su un fumetto che oltre a costituire un'intelligente riflessione sul tema del potere e della politica celebra in tutto il suo fascino la città di New York.

Ideato dallo sceneggiatore Brian K. Vaughan in collaborazione con il disegnatore Tony Harris, Ex Machina è una maxiserie di cinquanta numeri edita dal 2004 al 2010 dalla divisione Wildstorm dell'editore DC Comics, etichetta specializzata in storie che esplorano il lato più oscuro e maturo del genere supereroistico.
Protagonista principale di Ex Machina è Michtell Hundred, un giovane ingegnere civile della città di New York che a seguito di un misterioso incidente acquisisce la capacità di comunicare e imporre comandi vocali agli apparecchi elettronici o meccanici.
Cresciuto negli Anni Settanta con i fumetti dei supereroi, figlio unico di un'attivista per i diritti civili che gli ha insegnato la Meditazione Trascendentale, Hundred si costruisce così un'ala supersonica con cui volare tra i grattacieli di New York e usare i propri poteri per portare aiuto ai suoi concittadini, vittime dei mali di ogni grande città: microcriminalità, droga, violenza.
Dopo un anno di esperienze semi-fallimentari come supereroe, Hundred decide di sfruttare la piccola notorietà malamente conquistata per concorrere alla carica di Sindaco di New York, consapevole che l'unico aiuto reale alla città può venire solo dalle Istituzioni.
La mattina dell'11 settembre 2001, grazie alle sue facoltà superumane, Hundred riesce a impedire il crollo della Torre Sud del World Trade Center deviando il percorso fatale di uno degli aerei dirottati dai terroristi e acquisisce così la popolarità che gli permette di risultare vincitore, contro ogni pronostico, alle elezioni amministrative del novembre seguente.


La serie alterna piani temporali diversi, raccontando l'esperienza di Hundred come Sindaco di New York inframmezzata a flashback della sua carriera di supereroe autonominatosi Great Machine (“Macchina Meravigliosa”), nome di battaglia derivato dalla definizione della società data dal terzo Presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson (1743-1826).
Se il protagonista principale di Ex Machina è Mitchell Hundred, co-protagonista sua pari è indubbiamente la città di New York. Considerata la materia delicata da cui origina il soggetto (l'attentato dell'11 settembre 2001 combinato con elementi di fantasia) la necessità di aderire al reale traspare con grande evidenza dalle pagine del fumetto, tanto che uno dei suoi maggiori punti di forza è sicuramente il realismo delle rappresentazioni. Ciò vale tanto per le fattezze dei personaggi quanto per le ambientazioni urbane. Così la città appare riconoscibile non solo negli elementi caratteristici composti da Harris nelle vignette, cioè quelle stesse cisterne d'acqua, scale antincendio, pareti in mattoni celebrate magistralmente nel Daredevil di Frank Miller, ma anche nella scelta delle inquadrature delle viste stradali, con vignette di grandi dimensioni (in genere non ve ne sono mai più di quattro per pagina) che il più delle volte, pur senza esserlo, hanno tutte le caratteristiche delle soggettive e che riescono a catturare i molti dettagli dell'ambiente urbano risultando piacevolmente familiari a chiunque abbia passeggiato per le strade di Manhattan.
Al paesaggio stradale dei parchi di quartiere, delle strade alberate, dei semafori protesi sulle larghe avenue, delle piccole attività commerciali, dei tenement fatiscenti e delle ricche facciate di palazzine residenziali ornate di fregi in pietra si contrappone il panorama frastagliato del superiore livello dei tetti: vetusti impianti tecnologici, selve di camini, giardini pensili, splendide piscine, torri di vetro che si levano verticali a sfidare il cielo.


E a questo ancora fa da contrappunto la complessa rete claustrofobica e viscerale dei tunnel sotterranei, che costituisce un labirinto semi-sconosciuto lasciato parzialmente in abbandono da decenni, terreno fertile per generare incubi degni delle più virali leggende metropolitane.


Si conferma dunque in Ex Machina il carattere di New York come incrocio di metropoli verticale e orizzontale già palese nelle opere di Frank Miller; una natura resa qui ancora più esplicita dai tagli alternati nelle due dimensioni delle grandi vignette d'ambiente che, occupando circa un terzo della pagina, aprono a effetto le tavole di Harris strutturate secondo schemi ripetuti.
Un ambiente urbano che, in parallelo con l'evoluzione delle tendenze dei modi di ripresa nel campo del cinema e della televisione e lo sviluppo dei videogiochi, risulta sempre più caratterizzato dal movimento: i protagonisti sono infatti spesso inquadrati nel corso di spostamenti da un punto all'altro della città (di qui la mirabile congruenza tra vignette descrittive e narrative) e anche all'interno di una stessa scena il punto di vista varia continuamente, con angolazioni e inclinazioni talvolta molto marcate.
Lo stesso Hundred, dismessi i panni di Great Machine, è frequentemente rappresentato mentre impartisce disposizioni ai suoi collaboratori nel momento di prendere l'elicottero, a dimostrazione dell'uso corrente che tale mezzo riveste negli spostamenti all'interno dell'area urbana di New York.
In tutte queste rappresentazioni il ricorso alla base fotografica è evidente, e testimonia una scelta precisa simile a quella adottata da Michael Lark e Stefano Gaudiano sul contemporaneo Daredevil, sebbene in questo secondo caso la volontà di proporre una raffigurazione realistica della città si sposi con un'interpretazione malinconica e decadente, molto corporea, fedele al carattere notturno del personaggio e delle storie di cui è protagonista.

(1 - continua)

8 commenti:

Alessandro ha detto...

molto interessante... e parlarne prima anche a voce? li hai letti da pc o sulla carta?

biri ha detto...

cacchio, non ho ancora finito di editare il post e già commenti!
sei il flash di trieste!

per rispondere alla tua domanda, carta canta; e in lingua originale, come sempre...

se non te ne ho mai parlato (ma sei sicuro?) è perché non ho pensato ti potesse interessare.
si tratta pur sempre di una storia di supereroi (e non è watchmen) alquanto ammericani (leggi con intonazione sordiana).
nel (per?) compiacere tutti (data anche la materia "spinosa") vaughan è molto, molto ambiguo.
come un politico navigato.
ma proprio per questo è bravissimo.

- ES - ha detto...

Immagini stupende!

biri ha detto...

a molti il disegno "fotorealistico" di harris (che ricalca proprio fotografie appositamente realizzate) non piace.
a me invece non dispiace nemmeno l'effetto da fotoromanzo che talvolta involontariamente ne scaturisce, con espressioni dei personaggi forzatamente congelate e degne del migliore (o peggiore?) "grand hotel".

detto ciò (che attiene più alla sfera narrativa che a quella dell'immagine pura) credo che l'immagine in apertura del post sia veramente potente.
da buon amante della grande mela non mi dispiacerebbe affatto, un giorno, riprodurla a tutta parete nella mia personalissima galleria.
ma qui, ovviamente, sto sognando oltre che divagando...

- ES - ha detto...

Di solito non apprezzo questo modo di procedere... ma qui c'è una maestria nella costruzione delle immagini e una forza tali...
il mio commento è puramente sulle immagini che hai pubblicato e su quelle che avevo trovato in rete a suo tempo, perchè il fumetto intero e cartaceo non l'ho mai visto.

ad esempio questa:

http://www.hillcity-comics.com/poster_misc/exmachina.jpg

oppure questa:

http://blogs.mtvla.com/bubble_gun/files/2009/10/exmachinavol2tp.jpg

Spettacolo puro!

biri ha detto...

sottoscrivo.
adoro la capacità compositiva del disegnatore.

Alessandro ha detto...

a me invece l'effetto fotoromanzo non piace molto... è troppo simile ad una fotografia, manca di quell'indeterminatezza che mi piace nel disegno... ma è una questione di gusti personali... il mio interesse era per la storia, di supereroi sì, ma atipica e poi per la rappresentazione della città

biri ha detto...

allora ti consiglio caldamente di cominciare a procurarti i volumi editi in italia da magic press. ne vale la pena.