venerdì 16 aprile 2010

Comics and the City

a cura di Jörn Ahrens e Arno Meteling
Comics and the City: Urban Space in Print, Picture and Sequence
Continuum


Nonostante il Fumetto sia correntemente accreditato quale medium urbano per eccellenza, il volume curato da Jörn Ahrens e Arno Meteling è il primo lavoro di un certo spessore prodotto in ambito accademico che ne indaga il profondo rapporto con la Città.
Frutto di un convegno internazionale tenutosi a Berlino nel giugno 2007 - convegno di cui costituisce gli atti - Comics and the City si presenta come una raccolta di sedici saggi scritti da altrettanti studiosi e raggruppati in cinque macro categorie: “History, Comics and the City”, “Retrofuturistic and Nostalgic Cities”, “Superhero Cities”, “Locations of Crime” e “The City-Comic as a Mode of Reflection”.
La prima sezione, nell'esaminare il legame storico tra Città e Fumetto, tratta inevitabilmente di Yellow Kid e Winsor McCay per approdare poi con un notevole salto cronologico e concettuale a Jason Lutes e al suo Berlin. Interessanti in particolare le considerazioni che Jens Balzer e Ole Frahm fanno nei loro rispettivi saggi sulla tavola di Yellow Kid “The Open-Air School in Hogan's Alley” (New York World, 18 Ottobre 1996) disegnata da un George B. Luks subentrato al più noto Richard F. Outcault dopo il passaggio di quest'ultimo a un giornale rivale. L'analisi in entrambi i casi è ben condotta, approfondita e non banale e mette in relazione la molteplicità dei segni e la dispersione spaziale della pagina disegnata con il ruolo dello sguardo nell'esperienza urbana della nascente metropoli.
Nella seconda sezione, che affronta il tema della nostalgia, spicca il saggio di Henry Jenkins sui fumetti retrofuturisti di Dean Motter (il trittico costituito da Mister X, Terminal City ed Electropolis) e sulle loro immagini dialettiche, riflessi malinconici delle perdute speranze del passato in un futuro radioso.
La terza sezione, dedicata alle città dei supereroi, introduce nel quadro il ruolo dell'ideologia e della politica ed evidenzia, nel saggio di Jason Bainbridge, come la casa editrice Marvel Comics abbia saputo sfruttare il meccanismo proiettivo attivato dalla lettura di un fumetto nel creare un forte legame tra la sue produzioni e la città di New York.
La città come territorio del crimine è il tema della quarta sezione, un tema declinato sotto molteplici aspetti tra cui il teatro della memoria di From Hell e l'estetica di genere di 100 Bullets che secondo Jörn Ahrens rappresenta compiuta espressione artistica della cultura di massa.
La quinta sezione, infine, si presenta come una sorprendente miscellanea che alle analisi dei fumetti di Marc-Antoine Mathieu e di Enki Bilal affianca l'interessantissimo intervento di Andreas Platthaus sulle diverse concezioni urbanistiche della ogni-città di Paperopoli che emergono dalla lettura dei fumetti di Carl Barks nella versione originale e nella rispettiva traduzione tedesca operata da Erika Fuchs.

Il livello degli scritti è eccellente se non ottimo. Occasionalmente il lettore può ritrovarsi a non concordare con singole affermazioni, come del resto è naturale trattandosi di un'opera di saggistica, ma i contributi nel loro complesso sono ben scritti e argomentati e forniscono uno stimolo continuo.
Gli autori sono tutti studiosi di alto livello che si occupano di media, comunicazione e letteratura. Spicca dunque l'assenza del punto di vista di un architetto o di un urbanista, tanto più che il sottotitolo del libro fa esplicito riferimento allo spazio urbano mentre il più delle volte l'attenzione si focalizza piuttosto sulla condizione urbana, analizzata sotto l'aspetto duale di matrice e al tempo stesso oggetto della rappresentazione.
Lungi dall'essere un difetto, questo taglio sociologico comunque amplia e arricchisce la portata della riflessione su un tema che di certo non si esaurirebbe nell'elenco asettico dei referenti reali o immaginari di città e architetture del fumetto moderno.

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