sabato 27 febbraio 2010

Post 9/11

La recente pubblicazione delle fotografie "inedite" dell'attentato alle Torri Gemelle offre lo spunto per gettare uno sguardo, sicuramente parziale, su come il fumetto abbia ripreso le immagini di quella tragedia e stimolare di conseguenza una riflessione sulla capacità di sintesi del mezzo.
Tale argomento, premessa della mia ultima comunicazione pubblica presso l'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Pordenone, costituisce l'incipit di un nuovo capitolo di un ampliato saggio su Città, Architettura e Fumetto a cui ho lavorato fino a qualche tempo fa e che spero prima o poi di riprendere in mano. Nel prosieguo, che probabilmente condenserò in un futuro articolo, affronto Ex Machina, singolare e interessante fumetto post 11 settembre targato Wildstorm (DC Comics).


Gli eventi dell'11 settembre hanno lasciato una traccia indelebile nell'immaginario urbano nordamericano. Si pensi al film Cloverfield (2008) di Matt Reeves in cui New York viene attaccata da una creatura gigantesca la cui origine e provenienza restano ignote per tutta la durata della pellicola. Girato in soggettiva, il film propone il punto di vista di un newyorchese qualunque in fuga dal mostro e si alimenta di immagini che sono l'evidente ricostruzione in studio della devastazione causata per le strade della città dalla caduta delle Torri Gemelle.



Significativo che in Cloverfield le nuvole di polveri siano sollevate dal crollo del Woolworth Building, grattacielo storico del Lower East Side inaugurato nel 1913 come edificio più alto del mondo e definito per la sua architettura neogotica la “Cattedrale del Commercio”; un grattacielo spesso posto in relazione (anche visiva) proprio alle torri di Minoru Yamasaki che si ergevano nello stesso distretto e che rappresentavano il punto d'arrivo di una corsa a costruire in altezza con intenti autocelebrativi iniziata appunto con l'edificio voluto agli inizi del Novecento dall'imprenditore Frank Woolworth.



Il fumetto mainstream, con la rapidità propria di un mezzo “povero”, ha riproposto fin da subito, in una sorta di partecipazione collettiva alla tragedia, le immagini più drammatiche della città devastata, rendendole di fatto un canone di riferimento per le future storie di ambientazione urbana a fondo catastrofico.
Esemplare il numero trentasei della seconda serie di Amazing Spider-Man uscito nel novembre 2001, appena due mesi dopo l'attentato, con una copertina interamente nera in segno di lutto.


Scritto da J. Michael Straczynski e illustrato da John Romita Jr., questo albo vede Spiderman, supereroe tipicamente newyorchese, unirsi ai soccorritori sul luogo della tragedia dopo il crollo delle Torri. Il racconto è caratterizzato da un tono pomposo e retorico non esente da alcune contraddizioni di fondo, ma è degno di nota perché da un punto di vista del disegno registra e fissa subito sulla carta le immagini iconiche della città ferita: le nuvole di polvere contaminata che invadono le strade, il profilo spezzato degli scheletri strutturali dei grattacieli abbattuti, lo skyline mutilato di New york.



Nel DK2 (2001-2002) di Frank Miller, seguito non-seguito del precedente The Dark Knight Returns del 1986, la città di Metropolis viene attaccata e in parte rasa al suolo da un presunto mostro alieno. Si tratta di un atto dal voluto impatto mediatico facente parte di una macchinazione orchestrata dai (super)poteri forti volta ad abbattere la rinata fiducia della popolazione nei supereroi. Al di là dei possibili parallelismi che si possono leggere tra questa vicenda fittizia e le varie teorie del complotto che ascrivono l'attentato alle Torri Gemelle a una strategia del terrore interna agli USA, è innegabile che le immagini delle strade di Lower Manhattan percorse dalla nuvola di detriti che in quei giorni furono trasmesse a ciclo continuo dalle televisioni di tutto il mondo costituiscano il referente delle macerie spazzate dalle ceneri tossiche in cui volteggiano innumerevoli fogli di carta che nei disegni di Miller, in una doppia splash page al vivo, schiacciano un Capitan Marvel piegato su se stesso e ridotto all'impotenza di fronte a tanta distruzione.


Miller inserisce poi altre tavole che spiccano per la forza ricercata del loro impatto e che richiamano direttamente le immagini della tragedia. Tra queste, una splash page dell'acciaio contorto dei grattacieli abbattuti e una doppia splash page del waterfront di Metropolis da cui si leva un'enorme nuvola tossica che eclissa il cielo azzurro sulla città e il suo scintillante skyline.





Ancora una volta si tratta di immagini al vivo che si proiettano oltre il bordo della pagina nello spazio e nel tempo, appellandosi a una memoria condivisa di cui diventano singolare documento. Tanto più in quanto esse, di fatto, sono tra le poche immagini urbane presenti in DK2, che contrariamente al predecedente The Dark Knight Returns, Miller costruisce intorno ai personaggi e non alle ambientazioni, proiettandolo, anche grazie ai colori acidi ed eccessivi della moglie Lynn Varley, in un futuro distopico totalmente dominato dai media e dalla realtà virtuale.


Metropolis, come spesso ricordato, è una versione di fantasia di New York - Manhattan. Significativo dunque che la tragedia reale, evocata da tali immagini, si rifletta nel fumetto come elemento di concretezza per rappresentare uno spazio collettivo sempre più sfuggente.

Le immagini qui riprodotte servono per convalidare il discorso o costituire premessa per una discussione o confutazione degli argomenti affrontati.
Tutte le immagini © copyright degli autori e/o degli aventi diritto.

Nessun commento: