giovedì 14 gennaio 2010

Granville + Robida + Conan Doyle + Tarantino = Talbot


Bryan Talbot
Grandville
Dark Horse Comics
ed. it. Comma 22


Grandville, il nuovo affascinante affresco steampunk di Bryan Talbot racchiuso in un gradevole albo cartonato dalla copertina in rilievo, è ambientato in un presente/passato alternativo popolato da personaggi ispirati alle creature antropomorfe dell'illustratore francese Jean-Ignace-Isidore Gérard, noto appunto con lo pseudonimo di Grandville (1803-1847).


Protagonista principale è l'ispettore Archie LeBrock di Scotland Yard, un imponente tasso duro e romantico che, coadiuvato dal collega topo Roderick Ratzi, indaga sul misterioso suicidio di un diplomatico britannico in un mondo in cui la Francia ha dominato per due secoli un'Inghilterra affrancatasi solo da poco dal giogo napoleonico.
Scenari urbani e macchinari fantascientifici sono ispirati alle opere di Albert Robida (1848-1926), citato direttamente anch'egli nel nome di una fittizia torre rasa al suolo in un attentato aereo che richiama apertamente i fatti dell'undici settembre, con tanto di Ground Zero e teorie del complotto, e che riveste un ruolo chiave nella vicenda.


Talbot coglie l'occasione per strizzare l'occhio alla BD con citazioni di personaggi storici quali Bécassine, Spirou (“scimmie senza peli evolutesi nella cittadina di Angouleme”) e il cane Milou, che nei propri sogni oppiacei vive le avventure di Tintin (chissà come l'avrà presa Moulinsart?).
I giochi di parole (ci scappa pure un “Papa Ratzi”) e le citazioni (in primis Conan Doyle, ma anche a sorpresa Quentin Tarantino) si susseguono a ritmo vertiginoso, al pari delle efficaci scene d'azione ricche di inseguimenti mozzafiato, sparatorie e cospicui spargimenti di sangue.
Granville è dunque una spy story cruda e violenta giocata sul filo di un'ironia che fonde con sapienza i generi.
L'inizio dell'albo è magistrale. La prima pagina è una grande immagine al vivo, muta, che mostra una strada selciata stretta tra un fuligginoso impianto industriale e una ferrovia sopraelevata. L'architettura delle abitazioni che si intravedono ai margini è vagamente in stile Liberty. Il cielo è solcato da navi volanti. Sullo sfondo l'ombra della Tour Eiffel si staglia imponente nel tramonto.
Nell'immagine senza tempo la musa di ferro annuncia che la vicenda si svolge a Parigi (Grandville) in un tempo alternativo. Ma basta voltare pagina per essere travolti da un inseguimento in atto su quella stessa strada. La tavola è ora tripartita in vignette orizzontali. Il punto di vista non cambia ma l'orizzonte si inclina. La torre, resa all'improvviso pendente all'interno del quadro, accentua l'instabilità della situazione trascinando il lettore in una cavalcata adrenalinica.



I disegni, come quelli del precedente Alice in Sunderland, risentono purtroppo di una colorazione pesante che, sfruttando filtri ed effetti digitali senza la dovuta misura, appare già datata.
Ma si tratta di un peccato che Talbot riesce a farsi perdonare facilmente.

4 commenti:

- ES - Emiliano Simonelli - ha detto...

Purtroppo, sempre più spesso si vedono colorazioni di questo tipo.

Capita di aprire un albo e sorprendersi a pensare quanto sarebbe stato bello in bianco e nero.

Il fatto è che la colorazione digitale appiattisce tantissimo e omologa i disegnatori che pure hanno stili molto diversi.

Ed è un vero peccato...

m ha detto...

Talbot è il Bonfatti britannico!

Klaus ha detto...

Interesting post. Grandville is an interesting series that for some reason, is not that well known. By the way, where does the third image come from? Is it Robida's?

--K

biri ha detto...

@ Klaus:
yes, it is. by the way "grandville. mon amour" is coming out next february.