martedì 14 dicembre 2010

domenica 5 dicembre 2010

From NY to Portimão

Poche storie: se potete correte in Portogallo a Portimão a vedere la mostra di Klaus, architetto, vignettista e sopraffine osservatore del mondo blasonato dell'Architettura con la A maiuscola.

La mostra, aperta fino al 26 dicembre, è policentrica e concepita in modo da dialogare con la città e lo spazio urbano.
Tutte le informazioni sul blog di Klaus qui e qui, da dove traggo e riporto quanto segue:

KLAUS.TOON – PHOTOGRAPHIC MARATHON

The exhibition Klaus.Toon: From New York to Portimão, which will be displayed in Portimão from November 26 to December 26, 2010, has been conceived as a mixture between a traditional gallery-enclosed exhibition and a piece of guerrilla-art, where the cartoons make part of a performance where art and city interact.

Organised in a threefold structure, that starts at the Teatro TEMPO, with another vertex at the Praça da República and a third meeting point in Bar Porta Velha (Travessa Manuel Dias Barão) the aim of the exhibition is to turn the streets of Portimão’s old centre into a gallery space by displaying the rest of the works on the shop windows of different stores located in Rua Direita, Rua Diogo Tomé, Alameda da República and Rua Vasco da Gama.

Following this logics of interaction the Ordem dos Arquitectos – Delegação Algarve launches a photographic marathon where we invite everyone to record the different situations fostered by the presence of the exhibition in the street. We are looking for pictures that depict the funny, weird, surprising or just casual interactions between people and the exhibition, but also pictures of the cartoons themselves, either in isolation or in context, series of pictures, or whatever other ideas the photographers want to show.

The photos will be uploaded on a Klaustoon’s Flickr account, and a selection of them will be shown in Klaustoon’s Blog. Also, the best photos will be awarded a cartoon of their choice once the exhibition is over.

We want your photos! Please, send them to klaustoons@gmail.com.

mercoledì 1 dicembre 2010

Lemuri

venerdì 17 dicembre alle ore 21.00
Auditorium Concordia
via interna 2
Pordenone

Ingresso gratuito
info

INVITO A TEATRO
LEMURI IL VISIONARIO
di Centrone, De Vita, Enria

QUANDO LA MUSICA E IL FUMETTO SI INCONTRANO A TEATRO

Un bizzarro musicista dandy, rinchiuso nel suo eremo metropolitano viaggia attraverso le visioni ispirate dagli oggetti che lo circondano per ritrovare il proprio passato dimenticato.
Riscopre così la ruralità, le persone, i gusti, gli odori del proprio territorio.
Vittorio Centrone, affiancato da alcuni attori-musicisti canta 16 brani originali che raccontano la storia di Lemuri arricchita dalla proiezione dai disegni di Giulio De Vita. Regia di Gianluca Enria.

Una produzione Vastagamma realizzato da EMC2 (Roma), in coedizione con Provincia di Pordenone, certificato "Tipicamente Friulano".

In uscita anche il libro illustrato con CD musicale allegato edito da Omino Rosso che verrà presentato il 10 Dicembre alle ore 18.00 presso la Sala Consiliare della Provincia di Pordenone.

Breve biografia degli autori.

VITTORIO CENTRONE
È autore della storia e delle musiche del progetto LEMURI ed interpreta il protagonista.
Nasce artisticamente come musicista e cantante a Pordenone durante gli anni 80 come membro dei “Futuritmi” gruppo rock che appartiene al famoso “Great Complotto”.
Negli anni 90’ diventa cantautore e autore e si trasferisce a Milano e poi a Roma dove attualmente risiede.
Nel corso della sua carriera partecipa a numerose trasmissioni televisive in qualità di ospite e di autore di canzoni.
Si ricordano in particolar modo Sanremo 1990 e D.O.C. di Renzo Arbore con i Futuritmi, la fortunata trasmissione Passaparola come cantante dell’Orioles Band, Sanremo 2003 come autore della canzone Chi sei non lo so cantata da Verdiana.
Nel 2004 canta la canzone Dragostea Din Tei che diventa una Hit di successo mondiale.
Nel 2008 comincia ad occuparsi di teatro e partecipa come autore, attore e cantante alla commedia Karma Party con Magda Gomes e allo spettacolo Chroma attualmente in Tourneè nei teatri italiani.

GIULIO DE VITA
Pordenone, 1971. È uno dei fumettisti italiani più conosciuti a livello internazionale.
Inizia a 16 anni l’attività di disegnatore pubblicitario. Nel 1993 esordisce nel fumetto con Lazarus Ledd, poi Marvel Italia, Il Potere e la Gloria. Nel 1999 approda al mercato internazionale che lo consacra come uno dei disegnatori più apprezzati della scena europea con titoli come Les Ombres de la Lagune, Le Décalogue, James Healer, Wisher, e il recente Kriss de Valnor. Nel 2004 crea la serie Kylion per la Disney.
Ha realizzato copertine di dischi per gruppi musicali; videoclip e consulenze agli effetti speciali; character-design per il film di animazione fumetti divulgativi e pubblicitari, libri illustrati.
Vive e lavora a Pordenone.

(testo ripreso dal comunicato ufficiale)

Un appello per Matteo

Ricevo e volentieri inoltro questo simpatico appello dell'amico Matteo Corazza, già regista de Il Mostro Tossico



oltre che fumettista e cantante dei Boyz Slenga.



Ciao amico/a d'atavico affetto

Se non ci siamo ancora sentiti al telefono, anticipo qui con insistita perorazione la mia richiesta
In caso di un tuo silenzio o diniego forgerò la mia invettiva telefonica.
Vengo al nocciolo della questione e con serietà do compimento allo scritto in qualità di Direttore di Produzione del film horror «Lost in devil's country» del regista pratese Matteo Corazza.
Per quanto venga da me la richiesta è di estrema serietà e professionalità.

Domenica 5 dicembre si girerà la prima scena del suddetto film, una scena ambientata nel 1960 in un cinema di Ponte di Piave (la ricerca di una location verosimile per quegli anni ci ha spinti laggiù).
Il film infatti si inserisce nel filone horror/fantasy d'autore degli anni '80 (la trilogia de «La casa» di Sam Raimi solo per citare un esempio) e sarà basato sulla storia di una banda di criminali in fuga dalla polizia che troveranno rifugio in una stamberga di campagna, luogo di misteriosi accadimenti e di spaventosi malefici.
Vi saranno inoltre concessioni in flashback agli anni '60 come la scena in oggetto.

Ciò che ti richiedo è di partecipare in qualità di comparsa alla scena. Sarà una scena «di massa» e la tua presenza mi sarebbe di grande aiuto per riuscire a riempire la platea del cinema.
Fai uno sforzo su, i regali di Natali li comprerai alla Vigilia come me. Se vuoi facciamo un giro insieme.
Vengo però alla parte seria qualora deciderai di darmi una mano.

Partiamo con luoghi e orari:

Ponte di Piave (TV) - vecchio cinema
Via Gasparetti, 2.
La struttura sarà riscaldata

Ore 12.00 - Convocazione e registrazione comparse
Dalle ore 12.00 alle ore 14.00 - Vestizione, trucco e acconciatura comparse.
Al termine sistemazione in sala.
Dalle ore 14.00 a oltranza (ma prima delle 20.30) - Riprese scena

Questi sono gli estremi degli orari. Naturalmente, trattandosi di una scena breve, potrebbe concludersi molto prima del tempo prefissato. Dipenderà dall'applicazione di tutti.

Le cose che ti richiedo se decidi (spero proprio di sì) di accettare:

1. Vieni già parzialmente abbigliato e acconciato come la moda di quegli anni. Ricorda che è un sabato sera del 1960 quindi va bene sia abbigliamento fighetto e incravattato come quello più informale e maglionato (siamo in un cinema di un paesotto dove viene proiettato il film horror «La maschera del demonio» di Mario Bava)
2. È importante soprattutto la parte superiore perché la scena si svolgerà prevalentemente in sala ma se avrai anche pantaloni o gonne e scarpe attinenti potrai essere utilizzato anche per la scena all'ingresso
3. Se vi sono sistemazioni da fare il reparto costumi, trucco e parrucco è a tua disposizione per valutazioni, miglioramenti e aggiunte
4. Ci saranno camerini, stanze o gazebi riscaldati se ti devi cambiare
5. Portati comunque un cappotto caldo, guanti e cappello. Potrai tenerli fino al momento di girare
6. Sarà attivo comunque un servizio «ristoro» con bevande calde. Per il pranzo invece dovrai provvedere in autonomia prima delle 12.00
7. Porta con te una buona dose di pazienza perché ci saranno tempi lunghi ed attese. Preparati barzellette e giochi per i convenuti
8. Sarà comunque assolutamente divertente
9. Dimmi che vieni
10. Sarai menzionato nei titoli di coda
11. Estendi l'invito a amici, parenti, mogli, mariti, morose, figli
12. L'età richiesta è dai 16 ai 50 anni

Ti ringrazio fin d'ora. Rispondimi per favore via mail prima possibile (ma non oltre giovedì) e riportami nome, cognome, età, (mail) che saranno registrate nel database del responsabile casting.
Se hai dubbi circa l'abbigliamento contatta Edy De Marco, la costumista al numero 3491750921 o alla mail edy.yde@libero.it.

GRAZIE MILLE

Matteo Corazza
email: Matteo_Corazza@libero.it

venerdì 26 novembre 2010

Zio Ben

Sempre in ambito di segnalazioni, il grandissimo Ben Katchor:

Mister X

Mister X non ha bisogno di presentazioni. Paul Pope ha pubblicato e commentato sul suo blog le prime tre tavole del fumetto di Dean Motter, disegnate da Paul Rivoche.

martedì 16 novembre 2010

ALE + ALE A PN

L'ARCHITETTURA SECONDO ALESSANDRA PANZERI E ALESSANDRO LECIS
giovedì 18 novembre 2010, ore 21.00
sede dell'Ordine Architetti PPC - piazzetta Ado Furlan, 2/8 Pordenone

ALE + ALE (Alessandro Lecis e Alessandra Panzeri) sono illustratori. Si occupano di mondi possibili o semplicemente sognati.
Collaborano con case editrici (Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, Laterza, Corraini, Frassinelli, Il corbaccio, San Paolo...), riviste (Domus, Internazionale, Ventiquattro, Rolling Stone, Elle, Urban, Terre di mezzo, Psychologies...) e per illustrazioni pubblicitarie.
Hanno ricevuto importanti riconoscimenti in concorsi internazionali:
Bologna Bookfair 2002, 2003 e 2007
Figures Future (Parigi) 2002 e 2004
Biennale d’illustrazione di Barreiro (Portogallo) 2003
Incontro organizzato da Ordine degli Architetti PPC di Pordenone e Centro Formazione Pordenone (CFP), con il Patrocinio del'ADI FVG ed il contributo di Libreria Giavedoni e Dreossi S.r.l
(testo ripreso dal comunicato ufficiale)

sabato 13 novembre 2010

Fuori tempo utile - Le città del fumetto

Di segnalazioni tardive mi è già capitato di farne (ad esempio qui e qui, qui).
Ma mai così tardive come questa, relativa alla mostra Le città del fumetto curata dalla Fondazione Franco Fossati e allestita nel marzo di quest'anno in occasione di Cartoomics 2010.
Quella esposizione ovviamente non è più visitabile, ma ne ho trovato traccia (ed esaustiva recensione) qui.

giovedì 4 novembre 2010

ZeroGuide 2011

Tra impegni di lavoro e tentativi di salvare il salvabile in Galleria Vastagamma a seguito dell'esondazione del fiume Noncello, ho appena il tempo di segnalare il post di Matteo Stefanelli sulle nuove e come sempre interessanti ZeroGuide.

mercoledì 3 novembre 2010

martedì 2 novembre 2010

Sott'acqua

Galleria Vastagamma è finita. Sotto tre metri di acqua.
Con attrezzature, materiali e opere.
L'esondazione è giunta senza preavviso.
Ma adesso grazie all'installazione di Giuseppe Zellaby Collovati eseguita da mezzo direttivo chiamato giocosamente a raccolta siamo a dire: LUNGA VITA A VASTAGAMMA!

Un ciclo finisce.
Un altro inizia.

foto di David Zellaby, of course!

Aggiornamento: questo l'articolo che ci dedica Pordenone Oggi.

lunedì 25 ottobre 2010

Post 24 ore (again)

Sabato e domenica scorsi si è svolta la terza edizione del 24 Hour Comics Day organizzato da Vastagamma e ospitato presso la nuova e centralissima Biblioteca Civica di Pordenone che con l'ampia sezione dedicata alla letteratura disegnata e l'archivio degli autori locali si è posta come sede ideale per questa giornata di festa del Fumetto.
Realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e il sostegno del Comune di Pordenone e di Ofelia Tassan, direttrice della Biblioteca che ha subito creduto nel progetto, l'evento, aperto al pubblico di curiosi e appassionati, è stato trasmesso in streaming sul blog di Vastagamma.


Undici i partecipanti, di seguito elencati in ordine rigorosamente alfabetico:

Massimiliano Bergamo, gradito ospite padovano, ha trasposto nelle sue tavole in chiave ironico-fantascientifica la situazioni bizzarre della maratona ideando la “variante Bergamo-Bernabei” che, dopo la “variante Gaiman” e la “variante Eastman”, rappresenta il terzo escamotage per uscire (quasi) vivi da una 24 ore facendo comunque il proprio dovere...

Stefano Bernabei, artista e pittore di scena, qui alla prova per la prima volta su un fumetto, ha affascinato tutti per la tecnica, la professionalità e la mera bellezza delle sue sorprendenti tavole; ascoltare poi il resoconto notturno delle sue esperienze lavorative in giro per il mondo è stato un piacere per pochi...

Fausto Bica, studente dell'Accademia delle Belle Arti di Bologna, primo a completare l'impresa delle 24 pagine già alle 3.33 (ora profetica) di domenica mattina, ha illuminato la sala con il suo sorriso, che si è aperto ancora di più quando ha appreso che tra i compagni d'avventura c'era, appunto, il pittore di scena della sua amata Rome...

Paolo Gomets Francescutto, socio del Gotem Studio ostinatamente alla sua seconda 24 ore, attraverso le tavole che andava completando ha rivelato che sotto la scorza nera del suo Jigen-look cova un insospettabile animo romantico...

Isaak Leo Luca Friedl, disegnatore del collettivo Delebile (oltre che vera e propria tortura cinese incarnata - lo scrivo solo perché so che gli sto facendo un complimento), si è gettato a capofitto sul foglio di carta armato di inchiostro e pennelli ma ha una volta intravisto il traguardo delle 24 tavole ha rallentato la corsa per non finire troppo presto e godere così della gustosa colazione mattutina promessa presso la vicina (e assai apprezzata) Pasticceria Reale...

Alessandro Micelli, veterano della 24 ore pordenonese nonché futura star del comicdom USA (vedrete, vedrete...), nonostante gli impegni familiari e lavorativi non poteva mancare all'appello e dopo aver raggiunto il gruppo a tarda sera è sceso nell'agone con mente leggera e calma apparente realizzando in scioltezza dieci tavole dinamiche a ritmo di rock'n roll...

Davide Pascutti, gradito ritorno dopo l'esperienza del 2007, armato di notebook e tavoletta grafica è stato costretto al ritiro da un incidente informatico che gli ha fatto perdere tempo prezioso e slancio creativo; ah, la buona vecchia carta di una volta!

Tito Peressutti normalmente si dedica a tutt'altro, ma in occasione della scorsa edizione della 24 ore Vastagamma ha fatto appello al suo passato fanzinaro per ri-scoprire il piacere di fare un fumetto; al suo passato di fotografo invece ho fatto appello io quando hanno improvvisamente ceduto le batterie della mia macchina fotografica! (a presto - spero - metterò online le sue foto della maratona)

Alvise Rossi, improbabile connubio tra programmatore informatico e stampatore artigianale d'arte con la passione del fumetto, ha messo alla prova mente e fisico per svelare uno dei misteri fondamentali dell'universo attraverso la storia di un grazioso (?) coniglietto condita di numerosi e divertiti omaggi all'immaginario cinefumettistico...

Luca Kittie Tonin, giovane studente dell'Accademia di Belle Arti, ha letteralmente “animato” il curioso personaggio creato per l'occasione ideando un fumetto la cui chiave interpretativa ed estetica risiede nella fluidità di lettura ...

and last but not least

Simona Valentina Tornabene, unica ragazza del gruppo (nonché ragazza unica), ha portato con sé come nell'edizione 2009 la consueta guardia vichinga e il suo mondo bizzarro; vista la fine che fece fare allora alla bambola Priscilla vi lascio immaginare che ne sarà del povero principesce azzurro protagonista del fumetto di quest'anno...

Assente purtroppo il buon Simone Paoloni costretto da un male di stagione a un “ritiro preventivo” dell'ultim'ora. Non ha potuto quindi dare il suo prezioso contributo alle situazioni bislacche e talvolta spassose che si sono venute a creare nel corso della maratona, con una prevedibile concentrazione nelle ore notturne.

Come sempre la 24 ore è stata un'esperienza stimolante sia per i partecipanti che per il numeroso pubblico dei visitatori, attirati dalla possibilità di assistere dal vivo alla creazione di un fumetto secondo tecniche e modalità tanto diverse. L'impatto con i disegni di Stefano che accoglievano i curiosi all'ingresso della sala preludeva all'immersione in mondi fantastici e paralleli fatti di città-astronavi, foreste oscure, creature oniriche, animaletti voraci e tanto sentimento.


La buona riuscita dell'evento è quindi dovuta al fondamentale contributo artistico e umano dei fumettisti che si sono cimentati nell'impresa e hanno aderito numerosi nonostante il breve anticipo con cui abbiamo potuto pubblicizzare la maratona.
Un ringraziamento sentito va poi ad Anna De Vita per l'aiuto prezioso e indispensabile che ci ha fornito prima, durante e dopo lo svolgimento della manifestazione.


In attesa dei contributi fotografici di Tito e Giulio De Vita (da oggi in Svizzera per la promozione della sua ultima fatica Kris De Valnor) le immagini qui sopra sono courtesy of David Zellaby.

giovedì 21 ottobre 2010

BIG

Questa l'interessante (e godibilissima) conferenza tenuta lo scorso 6 ottobre alla Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid dal talentuoso Bjarke Ingels, fondatore dello studio danese di architettura BIG e autore dello strepitoso Yes Is More, manifesto della filosofia professionale e progettuale dello studio pubblicato sotto forma di (ottimo) fumetto a un prezzo veramente popolare.
Sintesi del tutto personale: Bjarke Ingels al pari dell'ex socio Julien De Smedt è un grande!
Buona visione.

Bjarke Ingels @ ETSAM, "Yes is more" from mstrpln blog mx on Vimeo.

giovedì 14 ottobre 2010

24 HOUR COMICS DAY 2010 a Pordenone

23-24 Ottobre 2010, dalle ore 14.00
Biblioteca Comunale di Pordenone, Piazza XX Settembre
3a edizione del 24 HOUR COMICS DAY Vastagamma

Dopo l'avanguardistica edizione 2007 e la roboante edizione 2009, Vastagamma è lieta di organizzare anche quest'anno il 24 Hour Comics Day pordenonese quale evento speciale che si svolgerà eccezionalmente, con il benestare dei fratelli maggiori americani, dalle 14,00 di sabato 23 ottobre alle 14,00 di domenica 24 ottobre presso i locali della nuova Biblioteca Comunale di Pordenone nella centralissima Piazza XX Settembre del capoluogo friulano.

Per chi non lo sapesse:

Cos'è?
Il 24 Hour Comics Day è una maratona ludico-artistica non competitiva nata negli Stati Uniti nel 2004 da un'idea di Nat Gertler e Scott McCloud in cui ciascun partecipante sfida se stesso nella creazione di un fumetto di 24 pagine in 24 ore nel corso di un evento collettivo aperto al pubblico.

Regolamento del 24 Hour Comic
1) Il fumetto nella sua interezza deve essere iniziato e completato in 24 ore consecutive;
2) Il fumetto deve essere composto di 24 pagine;
3) L'autore deve lavorarvi singolarmente;
4) L'autore non può preparare in anticipo il soggetto e/o impostare le tavole;
5) Se alla scadenza delle 24 ore il fumetto non è completato l'autore può lasciarlo così com'è (variante Gaiman) oppure continuarlo fino a completamento (variante Eastman).

Chi volesse cimentarsi nell'impresa può mandare una mail all'indirizzo 24comics[at]vastagamma.org o lasciare qui sotto un commento con un proprio contatto.
Chi invece vuole semplicemente curiosare è il benvenuto, a ogni ora del giorno e della notte.

lunedì 11 ottobre 2010

Archi & BD - altre impressioni

Il lungo articolo di Siegmund Ginzberg dedicato alla mostra Archi & BD pubblicato ieri sul quotidiano La Repubblica mi offre l'occasione per linkare una panoramica di altri commenti sull'esposizione curata da Jean-Marc Thévenet e Francis Rambert.

http://www.teknemedia.net/magazine_detail.html?mId=8094

http://planbd.blogspot.com/2010/09/archi-decu.html
http://hobopok.blogspot.com/2010/08/cases-en-tole.html
http://www.vingtparismagazine.com/2010/06/archi-et-bd-la-ville-desinee.html

http://www.thestar.com/article/865377--video-game-designers-and-their-comic-forebears
http://www.tcj.com/hoodedutilitarian/2010/09/strange-windows-draw-buildings-build-drawings-part-1/

Questo reportage di BoDoi non aggiunge molto, ma contiene alcune immagini dell'allestimento per chi volesse farsene un'idea propria.

Concludo la breve rassegna con la segnalazione di un'intervista a cura di Elena Sommariva a Francis Rambert e il collegamento alla pagina di un blog dedicato a Floc'h che riporta un articolo sulla mostra comparso su Connaissance des arts n.683 del giugno 2010; articolo la cui forma, più che il contenuto in sé, mi appare interessante.

martedì 28 settembre 2010

New York Ex Machina (3)

Il tributo nei confronti di New York culmina in modo naturale nel ricordo delle torri gemelle del World Trade Center, onnipresente nello sviluppo narrativo e visuale di Ex Machina. Come già detto, nella New York del fumetto solo la Torre Nord del complesso ideato alla fine degli Anni Sessanta da Minoru Yamasaki è crollata nell'attentato terroristico dell'11 settembre 2001. Resiste invece la Torre Sud, salvata dall'intervento di Hundred, provvidenziale (appunto) deus “ex machina”.

La splash page conclusiva del primo albo della serie è una vista notturna della Torre Sud, che occupa il centro del quadro emergendo imponente dai più bassi edifici circostanti. Sulla sinistra, a fianco del grattacielo, un possente fascio di luce si erge verticale disegnando nell'aria la sagoma eterea della torre abbattuta. Si tratta della libera interpretazione che Vaughan e Harris danno dell'installazione Tribute in Light, una scultura di luce realizzata mediante l'uso di potenti riflettori che dal 2002 al 2008 ha illuminato a più riprese il cielo di Lower Manhattan in memoria delle vittime dell'attentato terroristico dell'11 settembre.

Anche nel fumetto la torre di luce evoca dunque l'edificio abbattuto. E' al contempo conforto e memoria di un'assenza. La tavola al vivo estende nel tempo l'immagine raffigurata, accentuandone l'essenza elegiaca. La sua lettura segue quella della tavola precedente, costruita per fasce orizzontali, che aveva portato il lettore a Ground Zero per seguire una discussione tra Hundred e Kremlin. Voltando pagina, il contrasto tra la dimensione orizzontale delle vignette ambientate nelle macerie del cantiere e quella verticale della singola immagine che ritrae le torri da un punto di vista lontano e neutrale enfatizza quest'ultima, rafforzandone così il già considerevole impatto emotivo.
Il Tribute in Light compare successivamente in svariati albi della serie ma non risulta una presenza costante, ricalcando in questo la vita dell'installazione reale che dopo il mese iniziale di accensione continuativa è stata ripetuta solo in occasione dell'anniversario dell'attentato.

Anche il momento stesso dell'attacco terroristico viene raccontato in più occasioni nelle pagine del fumetto con diversi flashback. L'undicesimo albo di Ex Machina si apre con due tavole che inquadrano obliquamente in contre-plongée Great Machine mentre cerca disperatamente di salvare le persone che si sono gettate dai grattacieli in fiamme. Di nuovo il taglio delle immagini è verticale. A un primissimo piano del volto di Great Machine seguono due vignette in campo medio (di cui la seconda è una splash page) nelle quali gli edifici, data la vicinanza del punto di vista che ne impedisce la visione d'insieme, sono riconoscibili dalla peculiare architettura della facciata caratterizzata dalla fitta gabbia strutturale delle colonne in acciaio. Quella degli occupanti dei grattacieli che, posti di fronte a una morte certa, arrivarono a gettarsi nel vuoto per sfuggire alle fiamme resterà per sempre una delle immagini più sconvolgenti della tragedia. Essa smascherava l'illusione architettonica di quelle macchine giganti, e per traslato del grattacielo inteso come tipologia, che da simboli gloriosi del capitalismo si trasformavano improvvisamente in trappole mortali rivelando a tutto il mondo in diretta televisiva la fragilità nascosta della loro natura artificiale.
Vaughan e Harris, nel riprenderla, intendono comunicare il lato umano della tragedia senza tuttavia spingersi oltre; delle Torri Gemelle del World Trade Center essi sembrano voler ricordare unicamente il portato simbolico più direttamente legato alla città e all'immagine urbana di New York. Tanto che Vaughan fa esprimere a Hundred, divenuto Sindaco, un parere totalmente negativo sui progetti per la ricostruzione dell'area, passaggio nel quale si può leggere una critica neppure troppo velata al master plan ambiguo proposto da Daniel Libeskind e alla sua velleitaria Freedom Tower. Il costruire “dov'era com'era, solo più resistente” concepito al contrario da Hundred sottolinea l'attaccamento emotivo alle torri del World Trade Center non tanto per la qualità del loro aspetto architettonico, che il protagonista non si esime dal mettere in dubbio, ma per il ruolo sedimentatosi nell'immaginario collettivo che esse avevano assunto nella definizione dell'inconfondibile skyline di New York.
Ed è per questo che le vignette d'ambiente che più risultano d'impatto, nonostante la quiete e la serenità apparenti, sono le viste del waterfront di Lower Manhattan in cui, paradossalmente, la sagoma della torre residua sottolinea con forza ancora maggiore l'assenza di quella abbattuta evocando nel lettore il ricordo della tragedia reale.

Le nuove “torri gemelle” di New York tornano così a essere i due capisaldi storici dei grattacieli di Manhattan: l'Empire State Building e il Chrysler Building, celebrati in particolar modo nella copertina dalla grafica vagamente rétro del venticinquesimo albo della serie dove la costruzione verticale e simmetrica dell'immagine accentua il tema del doppio.
Gemelli eterozigoti dai connotati opposti nelle rispettiva assenza e sfoggio elegante di decorazione, entrambi gli edifici compaiono a più riprese nelle pagine del fumetto diventando protagonisti della scena in occasioni molto distinte che ne sfruttano e sottolineano il diverso carattere formale.

La spoglia facciata verticale dell'Empire State Building diventa la base su cui un'altra fan di Great Machine, delusa dalla carriera politica intrapresa dal proprio beniamino, scrive a caratteri cubitali frasi ingiuriose nei confronti del Presidente George W. Bush, giunto in città per la Convention del Partito Repubblicano.

La guglia déco del Chrysler Building campeggia invece nella tavola conclusiva graficamente ridondante di un singolare episodio metanarrativo raccontato nel quarantesimo albo della serie. Si tratta di un fumetto nel fumetto con il quale Hundred intende diffondere la propria biografia e Vaughan, presente come personaggio disegnato, raccontare in prima persona la propria esperienza reale dei fatti dell'11 settembre. E' significativo che il professionista fittiziamente scelto al termine della storia per realizzare la biografia a fumetti di Great Machine sia Jim Lee, star indiscussa dei comics di supereroi e principale artefice dello straordinario boom del genere negli Anni Novanta. Il segno ricco ed eccessivo di Jim Lee trova nell'aspetto dinamico del Vertex l'opportuno sfondo di un'immagine ipercinetica dall'ambizioso impatto visivo, tipica dell'artista.

(3 - fine)

lunedì 20 settembre 2010

Archi & BD - impressioni

Un paio di settimane fa ho visitato Archi & BD, mostra parigina su Città/Architettura e Fumetto cui avevo già accennato qui, qui e qui.
Non è facile per me riportarne un parere oggettivo, in quanto occupandomi per diletto di questi temi e avendo avuto modo di allestire in un recente passato, sempre per diletto, una manciata di piccole mostre di fumetti con budget prossimo allo zero (anzi sotto lo zero, visto che ci ho messo del mio) sono consapevole di non possedere la doverosa “giusta distanza” che la cosa imporrebbe.
Ciò detto, Archi & BD merita sicuramente una visita attenta; il materiale in esposizione è molto ed è facile farsene travolgere.
Il percorso è cronologico (si parte da Winsor McCay) e per buona parte alterna fumetti noti a rari disegni di architettura, giustapponendoli perlopiù secondo un criterio di armonia visiva che lascia al visitatore il difficile compito di istituire nessi più o meno profondi tra espressioni visive dalle finalità tanto diverse.
La mostra è organizzata in quattro sezioni: la prima dedicata fondamentalmente a New York e ai comics americani; la seconda a Parigi e Bruxelles e alla BD; la terza a Tokyo e Pechino e al fumetto orientale; la quarta è invece una miscellanea che spazia dal progetto del Museo Hergé di Christian de Pontzamparc (interni di Joost Swarte) all'utilizzo del medium nel comunicare l'architettura fatto proprio da BIG.
Tutto sommato è quest'ultima parte, nonostante si tratti di un contenitore di argomenti molto vari, a risultare la più interessante perché ha l'indubbio pregio di presentare opere e temi meno noti o di più difficile accessibilità esponendoli tra l'altro con felici intuizioni. Penso ad esempio ai murales cairoti di Golo, alle pareti tappezzate delle illustrazioni dei calendari Vue sur la Ville, senza trascurare le divertenti, ma serissime, riflessioni di Reiser sull'architettura contemporanea datate 1980 o le tavole rosso sangue (letteralmente) de La Ville Rouge di Michaël Matthys.
Per il resto la mostra, piacevole e soprattutto stimolante, non è esente da qualche critica.
Fumetto, Illustrazione e Storyboard, ad esempio, sono trattati come se fossero la stessa cosa. L'apparato testuale che accompagna il visitatore non risulta poi di grande supporto se non si possiede un minimo di competenza disciplinare per integrare le scarne informazioni fornite. Ma forse questo è inevitabile per ogni mostra...
E purtroppo anche l'allestimento di Atelier Projectiles evidenzia piccole carenze: dall'inversione non rara delle didascalie all'esposizione eccessiva (suppongo non voluta) della sottostruttura che tende il telo in pvc dal quale in teoria le opere dovrebbero “emergere”; un'idea forte che probabilmente non è stato possibile implementare appieno.
In conclusione Archi & BD è una mostra di cui si sentiva l'esigenza e che si sforza, riuscendovi in buona parte, di costruire un discorso coerente su un tema tanto complesso.
Purtroppo il trattamento di questo stesso tema appare superficiale, nel senso letterale che l'analisi non si spinge oltre la superficie, appunto, del disegno, trascurando forse inevitabilmente la natura narrativa del mezzo.
D'altra parte un fumetto non nasce per essere appeso alle pareti di un museo ed esporre fumetti è di una difficoltà enorme quando si voglia andare oltre la semplice “messa in mostra” delle caratteristiche stilistiche e tecniche di un autore.
In questo senso il lavoro profuso nel delineare un immaginario urbano nelle sue declinazioni temporali e geografiche resta senza dubbio encomiabile.
Forse il catalogo si rivelerà strumento complementare per un doveroso approfondimento delle questioni sollevate. In attesa di studiarlo con la dovuta attenzione trovo comunque positiva questa iniziativa di Thévenet, il cui unico vero neo, in conclusione, è quello di non risultare né divulgativa né specialistica.
E in ogni caso la possibilità di ammirare il mitico Zoom Issue di Archigram in tutto lo splendore dei suoi artigianali pop-up vale da sola il prezzo del biglietto.

Colgo l'occasione per condividere due link interessanti e pertinenti che mi ha segnalato Matteo Stefanelli:
http://www.tcj.com/hoodedutilitarian/2010/09/strange-windows-draw-buildings-build-drawings-part-1/
http://www.tcj.com/hoodedutilitarian/2010/09/strange-windows-draw-buildings-build-drawings-part-2/

Buona lettura!

Edit - e qui la terza parte:
http://www.tcj.com/hoodedutilitarian/2010/09/strange-windows-draw-buildings-build-drawings-part-3/

lunedì 30 agosto 2010

Sweet home Chicago

Louis Sullivan's Idea è il titolo di un'interessante mostra di architettura aperta fino al 28 novembre presso il Chicago Cultural Center e dedicata alle opere in gran parte perdute di uno dei padri del modernismo.
Curata da Tim Samuelson la mostra si fregia dell'allestimento di Chris Ware, altro famoso ammiratore del grande architetto americano. A brevissimo sarà pubblicato il catalogo omonimo della mostra, sempre curato da Samuelson e Ware.
Nel 2004 la collaborazione dei due amici con Ira Glass di This American Life aveva prodotto un'altra pregevole pubblicazione dedicata a Sullivan, Lost Buildings, libretto impreziosito da un DVD di cui segue un estratto:



Maggiori informazioni e un commento sulla mostra di Chigago qui.

mercoledì 25 agosto 2010

Digressione; ovvero Magnus Benjaminus (4)



Strepitosa sigla d'apertura del nuovo telefilm Sherlock ideato da Steven Moffat e Mark Gatiss, già visti entrambi encomiabilmente all'opera sul mitico Doctor Who.
Prima o poi a Londra ci dovrò andare.

New York Ex Machina (2)

Il legame di Ex Machina con la città di New York si spinge oltre la mera trascrizione del paesaggio urbano in disegni accattivanti di rara coerenza.
Mitchell Hundred, prima di diventare Sindaco della città, è un Ingegnere Civile. L'incidente che gli conferisce i poteri di Great Machine è l'esplosione di un manufatto di natura misteriosa che riaffiora durante un controllo presso una pila del Ponte di Brooklyn. Aperto al pubblico nel 1883, il Ponte di Brooklyn con le sue alte torri in granito dagli archi a sesto acuto e gli imponenti cavi in acciaio è una delle icone di New York, simbolo dell'ottimismo di un periodo in un cui una fiducia quasi religiosa nella tecnica aveva reso possibile la costruzione del più lungo ponte sospeso del mondo. Entrambi i progettisti dell'opera, John e Washington Roebling (padre e figlio), durante i lavori di costruzione riportarono in cantiere ferite invalidanti. Il primo addirittura ne morì. La fama del ponte presso i tecnici è dunque ambivalente e risulta significativo che Hundred vi trovi al contempo l'origine del proprio potere ma anche della propria dannazione.

A questo riguardo una vignetta tratta dal venticinquesimo albo della serie appare emblematica: vi si vede Hundred, sfigurato e agonizzante dopo l'esplosione, preoccupato più della stabilità del ponte a seguito dello scoppio che non della propria salute. Sopra di lui incombe il piano stradale sospeso; sullo sfondo la massa inconfondibile delle torri del World Trade Center, che rivestono un ruolo chiave negli sviluppi futuri della storia.

Il ponte, nella sua maestosità o anche solo come elemento di secondo piano, torna ricorsivamente nelle pagine e nelle copertine degli albi di Ex Machina confermando il proprio ruolo di primaria importanza all'interno del fumetto. La scelta di questo luogo come origine della vicenda sottolinea poi un carattere spesso trascurato di New York, cioè il suo essere anche città d'acqua. Kremlin, compagno di Hundred nei suoi giorni da Great Machine, deluso per il presunto abbandono della missione salvifica da parte dell'amico sceso in politica si ritira a tramare vendetta a Coney Island facendo proprio delle strutture abbandonate del porto il suo rifugio. Anche questo luogo non sembra essere stato scelto a caso da Vaughan poiché prima di un lungo declino da cui si sta lentamente riprendendo Coney Island, con il suo famoso parco giochi, fu in passato territorio dell'immaginario newyorchese e laboratorio architettonico della futura Manhattan.

Ex Machina ha indubbiamente il pregio di evidenziare il ruolo importante della politica nella gestione degli agglomerati urbani e gli stretti legami che essa intesse con l'urbanistica: la Città è molto più del semplice insieme dei suoi edifici e delle sue strade. Sono tuttavia molte le strutture architettoniche famose di New York ritratte nel fumetto che servono a identificare i luoghi in cui si svolgono gli eventi: dalla Unisphere di Queens, alla Wonder Wheel e al Cyclone di Coney Island; dalla Statua della Libertà, ai grattacieli più noti di Manhattan.

In una vignetta tratta dal primo albo della serie viene riprodotta la fittizia pagina di apertura del primo quotidiano ad aver pubblicato un'immagine di Great Machine. Essa ritrae l'eroe volante che sfreccia con le sue ali jet davanti al Flat Iron Building, nota icona architettonica di cui si è già avuto modo di parlare. Sulla strada ricoperta di neve sta passando un taxi (altro popolare segno visivo legato alla città) che risalta sul manto bianco per il suo caratteristico colore giallo. In primo piano sono visibili un cartellone pubblicitario a tema hip-hop e la ringhiera del sottopassaggio pedonale per accedere alla stazione della metropolitana. L'orizzonte è inclinato, a simulare lo scatto veloce della foto. E' interessante notare che l'immagine non è un disegno, bensì un vero fotomontaggio. La dicotomia tra questa fotografia, per quanto ritoccata con l'inserimento dell'uomo volante, e il disegno del resto del fumetto è chiaramente voluta e ammicca al complesso rapporto che coinvolge i media nella costruzione della realtà.
Nuovamente la quinta urbana scelta come sfondo non sembra casuale: il Flat Iron Building ha una lunga tradizione associata al fumetto americano.

Un legame che si rinnova anche nella copertina del numero 32 di Ex Machina, nella quale un'inquadratura frontale della “prua” dell'edificio di Burnham funge da sfondo per un Hundred colto nell'atto di slacciarsi camicia e cravatta lasciando intravedere sulla pettorina del costume sottostante il disegno di una ruota dentata, simbolo di Great Machine. Evidente e diretto il riferimento ironico all'iconografia di Superman citata tanto nella posa di Hundred quanto nella cupola telefonica su cui è appoggiato il casco dell'eroe che va a sostituire la ben nota cabina utilizzata dal personaggio di Siegel & Schuster per svestirsi dei panni di Clark Kent.
Architettura e uomo qui sono tutt'uno: il Flat Iron Building e Mitchell Hundred sono inquadrati frontalmente (nessun dubbio, infatti, che la “prua” del palazzo larga appena due metri ne costituisca la facciata principale); il design dell'edificio è intrinsecamente dinamico, come dinamica è la posizione dell'eroe che si prepara a intervenire; entrambi infine vantano un primato: il Flat Iron Building (1903), tutelato dal 1989 come monumento storico nazionale, è considerato uno dei primi grattacieli di New York; Great Machine, alter ego di un uomo che da ragazzino leggeva le avventure di un personaggio nato nel 1938 sulle pagine di Action Comics, è il primo “vero” supereroe della Grande Mela.

Il rapporto profondo con le icone architettoniche di New York è poi testimoniato in una maniera del tutto particolare da una doppia splash page tratta dal ciclo di storie "Ex Cathedra". Hundred, convocato in Vaticano dal Papa che gli vuole praticare un esorcismo viene contemporaneamente aggredito a distanza con un apparecchio che agisce sul suo cervello; comincia così a delirare e si ritrova al cospetto di Dio. L'aspetto della divinità ricalca l'iconografia classica del vegliardo dalla lunga barba assiso in cielo, composta tuttavia con le più note architetture di New York: l'aureola è sostituita dalla corona della Statua della Libertà; il naso è il Vertex del Chrysler Building; le labbra i piani superiori dell'Empire State Building; i baffi il Ponte di Brooklyn; barba e capelli si fondono nei leoni della Public Library; le dita della mano destra sono altrettanti bracci che reggono la fiaccola della Statua della Libertà. Ancora una volta l'ironia insita nella rappresentazione è evidente (anche perché Dio è il Grande Architetto) ma a essa soggiace con altrettanta evidenza una vera e propria devozione per i simboli della metropoli americana.

(2 - continua)

martedì 24 agosto 2010

New York Ex Machina (1)

La recente (e sorprendente) conclusione di Ex Machina è occasione per postare alcune considerazioni su un fumetto che oltre a costituire un'intelligente riflessione sul tema del potere e della politica celebra in tutto il suo fascino la città di New York.

Ideato dallo sceneggiatore Brian K. Vaughan in collaborazione con il disegnatore Tony Harris, Ex Machina è una maxiserie di cinquanta numeri edita dal 2004 al 2010 dalla divisione Wildstorm dell'editore DC Comics, etichetta specializzata in storie che esplorano il lato più oscuro e maturo del genere supereroistico.
Protagonista principale di Ex Machina è Michtell Hundred, un giovane ingegnere civile della città di New York che a seguito di un misterioso incidente acquisisce la capacità di comunicare e imporre comandi vocali agli apparecchi elettronici o meccanici.
Cresciuto negli Anni Settanta con i fumetti dei supereroi, figlio unico di un'attivista per i diritti civili che gli ha insegnato la Meditazione Trascendentale, Hundred si costruisce così un'ala supersonica con cui volare tra i grattacieli di New York e usare i propri poteri per portare aiuto ai suoi concittadini, vittime dei mali di ogni grande città: microcriminalità, droga, violenza.
Dopo un anno di esperienze semi-fallimentari come supereroe, Hundred decide di sfruttare la piccola notorietà malamente conquistata per concorrere alla carica di Sindaco di New York, consapevole che l'unico aiuto reale alla città può venire solo dalle Istituzioni.
La mattina dell'11 settembre 2001, grazie alle sue facoltà superumane, Hundred riesce a impedire il crollo della Torre Sud del World Trade Center deviando il percorso fatale di uno degli aerei dirottati dai terroristi e acquisisce così la popolarità che gli permette di risultare vincitore, contro ogni pronostico, alle elezioni amministrative del novembre seguente.


La serie alterna piani temporali diversi, raccontando l'esperienza di Hundred come Sindaco di New York inframmezzata a flashback della sua carriera di supereroe autonominatosi Great Machine (“Macchina Meravigliosa”), nome di battaglia derivato dalla definizione della società data dal terzo Presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson (1743-1826).
Se il protagonista principale di Ex Machina è Mitchell Hundred, co-protagonista sua pari è indubbiamente la città di New York. Considerata la materia delicata da cui origina il soggetto (l'attentato dell'11 settembre 2001 combinato con elementi di fantasia) la necessità di aderire al reale traspare con grande evidenza dalle pagine del fumetto, tanto che uno dei suoi maggiori punti di forza è sicuramente il realismo delle rappresentazioni. Ciò vale tanto per le fattezze dei personaggi quanto per le ambientazioni urbane. Così la città appare riconoscibile non solo negli elementi caratteristici composti da Harris nelle vignette, cioè quelle stesse cisterne d'acqua, scale antincendio, pareti in mattoni celebrate magistralmente nel Daredevil di Frank Miller, ma anche nella scelta delle inquadrature delle viste stradali, con vignette di grandi dimensioni (in genere non ve ne sono mai più di quattro per pagina) che il più delle volte, pur senza esserlo, hanno tutte le caratteristiche delle soggettive e che riescono a catturare i molti dettagli dell'ambiente urbano risultando piacevolmente familiari a chiunque abbia passeggiato per le strade di Manhattan.
Al paesaggio stradale dei parchi di quartiere, delle strade alberate, dei semafori protesi sulle larghe avenue, delle piccole attività commerciali, dei tenement fatiscenti e delle ricche facciate di palazzine residenziali ornate di fregi in pietra si contrappone il panorama frastagliato del superiore livello dei tetti: vetusti impianti tecnologici, selve di camini, giardini pensili, splendide piscine, torri di vetro che si levano verticali a sfidare il cielo.


E a questo ancora fa da contrappunto la complessa rete claustrofobica e viscerale dei tunnel sotterranei, che costituisce un labirinto semi-sconosciuto lasciato parzialmente in abbandono da decenni, terreno fertile per generare incubi degni delle più virali leggende metropolitane.


Si conferma dunque in Ex Machina il carattere di New York come incrocio di metropoli verticale e orizzontale già palese nelle opere di Frank Miller; una natura resa qui ancora più esplicita dai tagli alternati nelle due dimensioni delle grandi vignette d'ambiente che, occupando circa un terzo della pagina, aprono a effetto le tavole di Harris strutturate secondo schemi ripetuti.
Un ambiente urbano che, in parallelo con l'evoluzione delle tendenze dei modi di ripresa nel campo del cinema e della televisione e lo sviluppo dei videogiochi, risulta sempre più caratterizzato dal movimento: i protagonisti sono infatti spesso inquadrati nel corso di spostamenti da un punto all'altro della città (di qui la mirabile congruenza tra vignette descrittive e narrative) e anche all'interno di una stessa scena il punto di vista varia continuamente, con angolazioni e inclinazioni talvolta molto marcate.
Lo stesso Hundred, dismessi i panni di Great Machine, è frequentemente rappresentato mentre impartisce disposizioni ai suoi collaboratori nel momento di prendere l'elicottero, a dimostrazione dell'uso corrente che tale mezzo riveste negli spostamenti all'interno dell'area urbana di New York.
In tutte queste rappresentazioni il ricorso alla base fotografica è evidente, e testimonia una scelta precisa simile a quella adottata da Michael Lark e Stefano Gaudiano sul contemporaneo Daredevil, sebbene in questo secondo caso la volontà di proporre una raffigurazione realistica della città si sposi con un'interpretazione malinconica e decadente, molto corporea, fedele al carattere notturno del personaggio e delle storie di cui è protagonista.

(1 - continua)