mercoledì 30 luglio 2008

Non tutto il manga vien per nuocere...

Colgo l'occasione delle recenti polemiche riguardanti la produzione a fumetti del Sol Levante che hanno investito la blogsfera per postare alcuni stralci di un lungo articolo su Yuichi - "Carneade. Chi era costui?" - Yokoyama che sarà pubblicato prossimamente su Fumo di China.
Confidavo di riuscire a infilarmi nel numero della rivista attualmente in edicola. L'artista nipponico era infatti candidato agli Eisner Awards di quest'anno, assegnati la settimana scorsa. Ma con la consegna tardiva dell'articolo a metà di giugno in effetti la mia era più che altro una pia speranza...
Ad ogni buon conto sebbene Yokoyama non abbia vinto alcun premio ritengo che accennarvi qui e ora caschi comunque a fagiolo.

Spiazzante. Nessun altro aggettivo è in grado di sintetizzare con altrettanta efficacia l'opera di Yuichi Yokoyama, mangartista nipponico classe 1967 recentemente emerso sulla scena internazionale del fumetto d'autore con la pubblicazione prima in Francia e poi negli Stati Uniti degli insoliti lavori realizzati a partire dal 1999 per alcune riviste giapponesi della scena pop e alternativa (Saizo, Ax, Mizue, Comic Cue e altre). Queste storie sono state raccolte dalla francese Éditions Matiére nelle tre antologie tematiche Combats (2004), Travaux publics (2004) e Voyage (2005). Le prime due sono da poco confluite nel bel volume New Engineering (2007) edito dalla Picturebox Inc. di Dan Nadel (...). Formatosi alla prestigiosa Musashino Art University di Kodaira, Yuichi Yokoyama è un artista nel senso più tradizionale del termine che, partito dalla pittura, ha deciso di intraprendere la strada parallela del racconto sequenziale al fine di dare espressione compiuta alla propria visione interiore. Le sue opere più strettamente pittoriche hanno sfiorato anche il nostro Paese, essendo stato l'artista giapponese uno dei protagonisti della mostra collettiva Crystal Crunch tenutasi dal 3/2/2007 al 25/3/2007 presso la Galleria Perugi Artecontemporanea di Padova. Analogamente i suoi manga sono stati esposti alla triennale di Rappongi del 2007 quale esempio di opere che, trascendendo gli stretti confini di mezzo e genere, risultavano tra le più adatte a rappresentare con efficacia le nuove direzioni dell'arte contemporanea giapponese. Di sicuro, come si vedrà, essi sintetizzano magistralmente il rapporto tra architettura, natura e artificio nel Giappone odierno. La formazione sicuramente non convenzionale per un mangaka, che per di più non si prefigge di essere commerciale, e soprattutto un approccio al fumetto del tutto particolare differenziano i suoi lavori di avanguardia dalla produzione fumettistica giapponese di massa, talvolta anestetizzante, cui il pubblico occidentale è da tempo abituato. Yokoyama infatti, contrariamente ai suoi più famosi e tradotti connazionali, non racconta lunghe storie di genere che, dapprima serializzate sulle riviste e poi raccolte in pratici volumetti, si dispiegano per anni con ritmi spesso molto dilatati. Yokoyama, al contrario, illustra eventi. Nei suoi fumetti, tutti di poche pagine, semplicemente le cose accadono.Senza alcuna spiegazione, introduzione, didascalia. Tutto parte dall'immagine e nell'immagine ha fine.
(...) Yokoyama descrive lo spazio e le figure che lo occupano attraverso un sistema di rappresentazione che non rispetta del tutto i canoni della geometria descrittiva e proiettiva. L'artista non opta per una rappresentazione realistica della terza dimensione sulla superficie bidimensionale del foglio ma sfrutta lo scarto dalla proiezione ottica tipico della prospettiva isometrica per elaborare gabbie visive costituite da elementi che giacciono o dovrebbero giacere su piani differenti, rendendo a volte complessa e difficile la percezione della profondità. Questo uso non ortodosso della prospettiva, che il bianco e nero rende ancora più radicale, equivale per l'artista a un porsi, e porre il lettore, al di fuori del tempo e dello spazio convenzionalmente intesi, nella volontà di rendere universali le particolarità di quanto nei suoi manga viene descritto o accade.
Ma cosa accade? Yuichi Yokoyama è affascinato (forse ossessionato) da tre temi: combattere, costruire, viaggiare. L'artista, nelle sue storie, li affronta in sé stessi,coniugandoli o comunque declinandoli in modi sempre imprevedibili e, soprattutto, mai banali. (...) nelle storie di Yokoyama ogni stereotipo è bandito e che anche le regole convenzionali della narrazione sono demolite. Il suo, infatti, è un tipo di fumetto autoreferenziale in cui gli esseri umani, riconoscibili l'uno dall'altro solo per l'abbigliamento poco ortodosso, sono comparse ricorrenti che si muovono all'interno di scenari costituiti da elementi a loro volta ricorrenti. (...) Come le scenografie appaiono dunque liberamente componibili, così personaggi e tipi umani sembrano intercambiabili. Tant'è che nei manga dell'artista non ci sono protagonisti principali nel senso comune del termine. Ci sono semplicemente uomini che, alla stregua di androidi o insetti sociali, agiscono meccanicamente con fredda determinazione marziale nel perseguimento di un singolo obbiettivo ben definito, si tratti di costruire dal nulla una montagna artificiale ("Engineering 3") o semplicemente comprare una cola in lattina ("Store").

(...)

L'articolo si sviluppa in maniera piuttosto analitica, dunque mi fermo qui.
Spero solo di aver stimolato la curiosità nei confronti di un autore sconosciuto nel nostro paese ma che riserva più di una sorpresa a chi dal Giappone si aspetta (più o meno entusiasta) solo occhioni ipertrofici, chiome crestate e mutandine umidicce.

1 commento:

Gianluca Maconi ha detto...

finalmente ho scoperto l'autore misterioso. interessante. attendo di leggere l'articolo nella sua forma compiuta. finalmente qualcuno che propone, così si fa. delle cose interessanti si deve parlare.