venerdì 11 gennaio 2008

Letture (II): dai Pink Floyd a Slaine, il Dio Cornuto

Non ci ho dato molto dentro con le letture, ultimamente.
Inoltre (sarà il periodo di merda, chissà) non sono rimasto granché appagato da quelle poche che ho fatto.
Eccone comunque un breve resoconto.

Nick Mason, Inside Out. A personal history of Pink Floyd, Phoenix Paperback

Ho un certo debole per i Pink Floyd (in assoluto da 25 anni il mio gruppo musicale preferito) e da questo libro, scritto in prima persona dal batterista Nick Mason (l'unico membro della storica band inglese presente in ciascuna delle sue formazioni) mi aspettavo, ovviamente, molto.
La prosa di Mason è sorprendentemente fresca e divertente. La lettura risulta godibilissima e in più occasioni mi sono proprio sbellicato dalle risate per il modo particolare con cui sono presentate le avventure/sventure dei Floyd.
Però...
A leggere quanto scritto da Mason emerge un ritratto decisamente pantofolaio della band.
Nulla di male (anzi) se non che il tutto è molto poco credibile.
Nessun accenno al forte consumo di cocaina recentemente confessato da uno dei membri, ad esempio; silenzio totale sulla pletora di musicisti (peraltro tutti famosi professionisti) coinvolti nelle registrazioni in studio del concept album The Wall; una versione del famoso "spitting incident" di Montreal 1977 all'acqua di rose se confrontata con le registrazioni pirata di quella performance che circolano da svariati anni tra i fan; e via dicendo (perché poi tacere su Rollo?).
Intendiamoci: non mi aspettavo (né anelavo a leggere) morbosi (e improbabili) retroscena di orge sfrenate a base di droga e sesso estremo. E francamente mi sarebbe fregato assai poco di scorrere un elenco di cosa (o chi) si fossero fatti in quarant'anni di non sempre onorata carriera i vari Barrett, Gilmour, Mason, Waters e Wright.
Però il racconto di Mason, per quanto spassoso, appare alquanto "frenato" e stranamente avaro di aneddoti riguardanti i membri del gruppo (abbondano, invece, quelli su roadies e produttori).
Probabilmente Mason ha solo fatto buon viso a cattivo gioco preferendo tenere bassi i toni piuttosto che rischiare l'insorgenza di malumori con i suoi (ex) colleghi nel caso avesse raccontato "troppo".
Ne risulta però sacrificata la forza stessa del libro, che di fatto nulla aggiunge alle solite cose risapute.

Chuck Palahniuk, Cavie, Mondadori

L'idea alla base è intelligente, lucida e perversa. Insomma: figlia dei tempi e degna di Palahniuk.
Le cavie del titolo sono un gruppo di aspiranti scrittori (?) che si lasciano segregare in un teatro abbandonato e fatiscente da un vecchiaccio ricco e schifoso (che poi tanto danaroso e in là con gli anni non è...) nella convinta speranza di guadagnarsi fama e notorietà al momento dell'inevitabile (ma procastinabile) liberazione.
Chiaramente dovranno soffrire (sono loro stessi, con un tacito accordo, a stabilirlo) innescando una gara sadomasochistica al massacro in una spirale di aberrazioni sempre più raccapriccianti.
Interessante il meccanismo narrativo: un io narrante indefinito avviluppa in una cornice i racconti-confessione degli aspiranti scrittori, vittime, complici e carnefici al tempo stesso di sé e degli altri "concorrenti".
Molteplici i riferimenti e i livelli di lettura, dunque, in questo bizzarro Decameron à la Fight Club.
Peccato che il gioco sia a carte scoperte fin dall'inizio.
I singoli racconti sono godibilissimi e spaziano dalla tragicommedia all'orrore con una puntatina persino nella fantascienza (per quanto poco senso abbiano ormai i cosidetti "generi").
Ma nessuna vera sorpresa o rivelazione giunge alla fine a giustificare le 400 e passa pagine nelle quali il libro si dilunga.
Può sembrare impossibile ma, nonostante degrado morale e fisico, automutilazioni e cannibalismo la facciano da padrone, a leggere questo libro ci si annoia.
Mi sorge un sospetto: non è che il furbo Chuck proprio a questo mirasse?
A farci capire l'enormità delle cose di fronte alle quali i media (e la televisione in particolare), purtroppo, ci hanno da tempo anestetizzato?
Diavolo di un Palahniuk!
Resta il fatto, comunque, che Cavie non inchioda il lettore. Come invece ci si aspetterebbe.

Tullio Avoledo, Breve storia di lunghi tradimenti, Einaudi

L'elenco telefonico di Atlantide mi aveva appassionato come nessun altro libro in precedenza.
Non riuscivo proprio a smettere di leggerlo. L'ho letteralmente divorato (in un periodo nel quale avrei dovuto fare ben altro, tipo studiare per l'esame di Stato).
Ritrovarne i protagonisti (per quanto di una "realtà alternativa") in quest'ultima fatica di Avoledo è stata (inizialmente) una piacevole sorpresa.
Ma anche qui, purtroppo, una grossa aspettativa ha partorito una leggera delusione.
Avoledo, come scrittore, mi piace. Molto. Ma al suo quinto libro ripropone le medesime maschere e le medesime situazioni che hanno caratterizzato ciascuno dei quattro libri precedenti. L'unica differenza sembra essere che qui sono tutti molto più incazzati.
E Giulio Rovedo anche molto più più narciso.
Volendo poi porsi, con una scelta coraggiosa, sulla frontiera della contemporaneità, Avoledo corre pericolosamente il rischio di essere talmente "avanti" da risultare "indietro" (tanto per citare la divertente canzoncina PNburning).
I temi trattati sono comunque importanti se non vitali.
Avoledo è Avoledo, cioè un abile narratore, e il libro scorre che è un piacere. Facendo pure riflettere.
Che non è poco.

Ryu Murakami, Tokyo decadence, Mondadori

Un'antologia di racconti più drammatici che erotici dello scrittore-regista Ryu Murakami, furba nella sua incarnazione nostrana perché prende il titolo dal film diretto nel 1991 dallo stesso Murakami e tratto dal racconto Topaz che non a caso apre la raccolta.
I racconti sono molto "giapponesi" e chiunque abbia letto narrativa proveniente dal Paese Sol Levante sa bene cosa intendo: esposizione lineare ma con ampie e spiazzanti ellissi, accelerazioni inaspettate, finali in apparenza tronchi.
Il tono è glaciale e sospeso. Tutto semplicemente "accade".
Attualissimo, anche se scritto ormai vent'anni fa...

Brian Azzarello & Eduardo Risso, 100 Bullets vol. 11: C'era una volta un crimine, Planeta DeAgostini

Di più, di più, sempre di più. Di 100 Bullets non se ne ha mai abbastanza. Storie intriganti, disegni strepitosi, soluzioni narrative e grafiche sbalorditive.
Per non parlare delle copertine di Johnson, le più cool del pianeta.
Ma che cazzo succede nella seconda storia di questo volume, ambientata sorprendentemente a Roma? Non sembra tutto gratuitamente macchinoso? Tutto sto casino per cosa?
Bho?!

Pat Mills & Clint Langley, Slaine: I libri delle invasioni. Vol. 1, Magic Press

Per finire una piacevole sorpresa: un fumetto leggero leggero, in cui viene narrata per l'ennesima volta la solita menata (letteralmente - massacri e squartamenti a go go) del dio cornuto Slaine incazzato come una bestia con i crudeli e cattivissimi nemici del popolo della Dea madre.
I disegni impressionanti di Langley (che rischiano però di diventare molto presto datati) sono una sintesi abbastanza riuscita tra fotografia e computer grafica.
Qualche animo leghista vedrà sicuramente in questo volume un vero e proprio Vangelo a fumetti.
Per come la vedo io, le storie di Slaine sono una validissima alternativa al torpore catodico di qualunque televisione, alla pessima musica delle radio commerciali e alla sciattezza di tanta letteratura, disegnata e non, quando vogliamo, semplicemente, evadere...

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