giovedì 31 gennaio 2008

Letture (IV): Londra, Parigi, New York

Bryan Talbot, Cuore dell'Impero (Tomo Primo), Comma 22
Bryan Talbot, Cuore dell'Impero (Tomo Secondo), Comma 22

Ho letto il secondo volume (stampato in modo indecente) di Cuore dell'Impero a quasi quattro anni dal primo e a circa quindici da Le avventure di Luther Arkwright. Il tutto, purtroppo, non mi ha aiutato a gustare appieno un'opera che sicuramente meriterebbe dai propri lettori (ed editori) ben altro rispetto.
Il colorato affresco ucronico di un decadente Impero Mondiale Britannico al crocevia di mondi paralleli sull'orlo della catastrofe dipinto da Talbot è affascinante e di grande coerenza, pur essendo la vicenda narrata meno originale e complessa di quella vergata in bianco e nero sulle pagine di Le Avventure di Luther Arkwright.
In breve Luther, campione eterno molto britannico, con l'aiuto della figlia Victoria e del vecchio scorreggione Fairfax abbandona il karmico esilio volontario su un mondo parallelo per salvare il multiverso da un mostro psionico per la verità assai simile a qualcosa di già visto dalle parti di Neo-Tokyo nel 2019... Siamo invece in una Londra steampunk in cui i peggiori slum dickensiani marciscono all'ombra di imponenti architetture pubbliche di cui la più spettacolare è significativamente il clone del famoso Crystal Palace.
Ma il vero punto di forza di Cuore dell'Impero, oltre alla curatissima ambientazione, è il coro dei numerosi personaggi protagonisti della vicenda, tutti molto azzeccati. Una condivisibile visione della Grande Storia come indissolubile intreccio di tante microstorie, quindi.
Completa il volume una ricca appendice, utile per apprezzare pienamente la profondità di questa riuscita e ricca opera dell'artista inglese.

Mike Carey / Frazer Irving / Leonardo Manco, Hellblazer: R.S.V.P., Planeta DeAgostini

Massì, dai, questa storiellina londinese del buon vecchio Constantine non mi è dispiaciuta.
Come sempre John fa il bastardo rovinando letteralmente la festa (sì, proprio un party) a una congrega di snob altolocati che bazzicano nell'occulto. Chiaramente, nel farlo, si crea anche una buona dose di potenziali nemici sempre utili per essere ripescati in futuro da sceneggiatori a corto di idee. E conclude confrontandosi ancora una volta con i suoi rimorsi/demoni personali.
Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, anche perché si tratta di una breve storia di passaggio prima dell'inizio di un nuovo arco narrativo.
Sui disegni non mi esprimo: da sempre, in questa serie, sembrano azzeccarci poco...

Gradimir Smudja, Bordello delle muse: Al Moulin Rouge, Di Edizioni Gradimir Smudja, Bordello delle muse: Mimi & Henri, Di Edizioni

Festa per gli occhi e divertimento assicurato con i volumi di Smudja dedicati alla (in)felice vita del noto pittore post-impressionista Henri de Toulouse-Lautrec.
La bravura dell'artista serbo è impressionante: ogni vignetta in sé è un vero e proprio quadro dipinto con una cura e una competenza che rivelano conoscenza profonda e amore smisurato per la pittura europea di fine Ottocento.
Tutti i capolavori più famosi del periodo vengono infatti citati all'interno della vicenda in maniera sottile, divertente (e divertita) con risultati spesso spettacolari in grado di scatenare risate fragorose. Impagabile il passaggio su Seurat, padre del pointillisme, e la genesi (rivisitata in chiave ironica) del suo quadro più famoso Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande Jatte.
Ma, ovviamente, il grande protagonista è il piccolo (di statura) Henri de Toulouse-Lautrec e il suo magico mondo fatto di Montmartre, Moulin Rouge e bordelli: una Parigi fantastica in pieno fermento il cui referente diretto è la visione mentale della Città alla fine del XIX secolo tramandataci da tele che hanno fatto la storia dell'arte. La triste vicenda di Toulouse-Lautrec viene trattata da Smudja con risvolti umoristici e grotteschi mai gratuiti, da cui emerge tutta la grandezza artistica di un genio della pittura.
Se proprio vogliamo trovare un difetto a questa prova d'artista, oltre al lettering al computer inadeguato e invadente, è che questi fumetti... a volte sono poco "fumetti"!
Nel gioco citazionista, Smudja rischia a tratti di perdere la fluidità del racconto, giustapponendo spazi e tempi su cui, proprio per la bellezza ammaliante delle vignette, è impossibile evitare di soffermarsi più del necessario.

Enki Bilal, Quattro?, Alessandro Editore

Con Quattro?, ultimo atto della tetralogia del Mostro, Bilal porta a termine la sua ultima opera a fumetti che in corso di pubblicazione ha subito una sterzata radicale, probabilmente dovuta al riconoscimento internazionale del noto autore e regista come Artista con la A maiuscola.
Da 32 Dicembre (il volume successivo a Il Sonno del Mostro) l'Arte ha infatti un ruolo determinante nella storia che vede protagonisti Nike Hatzfeld e i suoi due fratelli di culla Amir e Leyla.
Per quanto riguarda la trama, Bilal ricompone con la consueta bravura le fila della bizzarra e complicata vicenda che aveva mescolato sanguinosi conflitti nei Balcani, improbabili missioni spaziali, performance artistiche estreme, strani connubi tra Aleister Crowley, Andy Warhol e creature aliene millenarie non riuscendo però a convincere del tutto.
Il contrasto tra Il Sonno del Mostro e i successivi volumi, in altre parole, non viene del tutto ricomposto. La tetralogia, concepita inizialmente come trilogia, nell'insieme manca di equilibrio.
A ogni buon conto sono i disegni, qui, a farla da padrone. Le tavole di Bilal sono di una bellezza strepitosa. Di grande fascino in particolare i numerosi panorami urbani parigini, con le distese dei caratteristici tetti in rame e le migliaia di comignoli (il livello stradale è abolito) da cui spiccano i grandi monumenti della città: la Tour Eiffel, Notre-Dame, la basilica del Sacre-Coeur trasformati in casinò, ristoranti e alberghi.
Con tecnica analoga a quella utilizzata quattro lustri prima in Los Angeles. La stella dimenticata di Laurie Bloom, qui con segno più maturo e artistico, queste vignette sono significativamente realizzate a partire da fotografie, in questo caso sempre meno ritoccate mano a mano che la storia si avvicina al finale.
D'altronde il disegno "sfilacciato" di Bilal (uno stile quasi "incompiuto") ben si presta a raffigurare il mondo visionario che l'artista sta costruendo da decenni con le sue opere, pittoriche, a fumetti e cinematografiche. Un futuro prossimo che, come in ogni opera di fantascienza che si rispetti, ci parla del presente con rara lucidità.

Benjamin Carré / Mathieu Mariolle, Smoke City - Volume 1, Lizard

New York e il fascino eterno dei suoi mille cloni immaginari stanno alla base di questo discreto fumetto francese che non è certo un capolavoro ma che ha indubbiamente il pregio di attirare l'attenzione a partire dalla semplice ma riuscita copertina. Ancora una volta, purtroppo, siamo però in presenza di una storia già raccontata e prevedibile che rischia spesso di sconfinare nell'equivalente a fumetti di uno stucchevole cineblockbuster all'americana.
Una banda eterogenea di ladri professionisti che commettono furti su commissione viene riunita dopo sei anni (e le scontate ritrosie iniziali di quasi tutti i suoi membri) da un inquietante figuro per rubare una mummia al museo.
L'apertura e la chiusura dell'albo (oltre che l'inconsueta natura della missione del gruppo) promettono sviluppi in ben altra direzione, per la verità qui appena accennati.
I disegni più che onesti e in particolare gli scenari urbani realmente spettacolari rendono abbastanza piacevole la lettura di un primo atto leggero e un po' inconsistente, sebbene i dialoghi poco scorrevoli e le caratterizzazioni esagerate dei personaggi non concorrano certo a spazzare via l'odore di popcorn che sembrano a volte emanare le pagine ottimamente colorate del volume.

5 commenti:

gianluca ha detto...

Con l'anno nuovo sei diventato prolifico...
Interessanti critiche, smoke city non l'ho letto, ma su quasi tutto il resto concordo. Soprattutto su cuore dell'impero... pensavo che buona parte della disillusione fosse dovuta alla lunga attesa, ma non sono l'unico.

gianluca ha detto...

ah, si! una volta o l'altra ti chiederò di prestarmi slaine. adoro pat mills, ma quella zozzeria computer-fotografica nauseante non la compro di sicuro!
ciao

biri ha detto...

Ahi, ahi, ahi, Gianluca, e adesso che faccio?
Esaudirei prontamente e volentieri il tuo desiderio ma purtroppo (Salva ne sa qualcosa) non riesco proprio a prestare i miei fumetti (da un punto di vista clinico sono un maniaco ossessivo).
Ok, vado in terapia e ti faccio sapere...
:-)

Gianluca Maconi ha detto...

scherzi a parte... non vorrei farti impazzire per una cosa di così poco valore... vorrà dire che lo sfoglierò in libreria.
ma questo è un discorso che abbiamo già fatto.
ma come mai avete tutti 'sto moderatore? tanto anche se qualcuno scrive fregnacce si può eliminare...
ah si, voglio il tuo giudizio sul mio ultimo post...

biri ha detto...

Uh-oh, che intendi con "moderatore"?
Ho costruito il blog per prova in dieci minuti d'orologio... forse è meglio che mi studi un po' le impostazioni...
Per quanto riguarda il commento agognato, adesso arriva.