domenica 21 dicembre 2008

Il rito si rinnova


Colpito dall'ennesima disavventura informatica, che mi ha privato per la seconda volta in due mesi dell'infedele PC, in questi giorni di baccanali e festeggiamenti sfrenati mi ritrovo offline. Recupero dunque gli auguri dell'anno scorso, cosa che tanto, in questi tempi di crisi, male non fa...

giovedì 18 dicembre 2008

Pillole (1)

Impegnato su troppi fronti, nessuno dei quali (ahimè!) particolarmente redditizio in termini economici, non ho molto tempo di leggere fumetti né, a maggior ragione, di scriverne sul blog. Poiché però questo diario dovrebbe costituire proprio un esercizio di scrittura, proverò di seguito a recensire in brevi flash i libri più interessanti che ho letto in questi mesi cercando quella sintesi che, diciamolo, non è esattamente il mio forte.


Gipi, LMVDM, Coconino Press/Fusi Orari

Capolavoro annunciato, LMVDM non delude le (alte) aspettative. Quest'opera è l'ennesima dimostrazione dell'incredibile capacità narrativa di Gipi, della sua completa padronanza dei meccanismi del fumetto. E' un'esemplare fusione di immagini schiette e parole attente la cui straordinaria efficacia cattura il lettore rendendolo prigioniero di una storia che è traduzione e trasfigurazione del non facile vissuto dell'autore. Il passaggio dei nuotatori è una vetta di grafica e poesia che difficilmente verrà dimenticata; la parentesi dei pirati, invece, è la parte meno riuscita, forse perché la più attesa.


Nikolai Maslov, Siberia, Alet

E' veramente difficile descrivere in poche righe la potenza emotiva del libro dello sconosciuto Nikolai Maslov. Un libro, diciamolo subito, sicuramente discontinuo e talvolta grezzo sotto il profilo della narrazione, per quanto la misura delle poche parole usate da Maslov colpisca per la sua efficacia e le matite grasse dell'autore siano miracolosamente capaci di condensare l'ariosità e la potenza selvaggia dei paesaggi naturali dello sterminato territorio siberiano anche all'interno di piccole vignette.
Siberia è una fotografia agghiacciante dell'Unione Sovietica e del suo lento sfacelo, narrata dall'interno e senza compromessi, pura in quanto svincolata dalle regole editoriali di un mercato del fumetto che l'autore non ha mai avuto occasione di conoscere.
Un libro meraviglioso e struggente perché sincero.


Inio Asano, Il Campo dell'arcobaleno, Planet Manga

Con La città della luce ho conosciuto e immediatamente amato Inio Asano. Per la lucida freddezza della sua narrazione. Per la disturbante ambiguità dei suoi personaggi. Per lo spiazzante elemento fantastico che aleggia sulle vicende e che sembra costituire la chiave di lettura più appropriata del Giappone contemporaneo. Questo suo nuovo libro conferma le ottime impressioni di quel primo fortunato incontro. Favola complessa costruita sapientemente come un gioco di scatole cinesi in cui tutti i personaggi ricoprono ruoli complementari e intercambiabili, Il campo dell'arcobaleno invita a letture e riletture potenzialmente infinite come Il sogno di Zhuang Zi e della farfalla, la storiella zen che soggiace alla trama.
Crudo e poetico. Sublime.


Alan Moore e J.H. Williams III, Promethea, Wildstorm DC Comics

Si conclude dopo 32 episodi raccolti in cinque volumi la saga “didattica” dello stregone Alan Moore, una lunga e articolata riflessione sull'Immaginazione e il suo magico processo creativo. Fedele all'intento divulgativo, sulle pagine di Promethea Moore sperimenta in continuazione con il linguaggio del fumetto raggiungendo vertici assoluti e di avanguardia (un esempio per tutti: il fumetto infinito) semplicemente restando confinato all'interno delle 24 pagine dell'albetto commerciale in formato comic-book.
Suo partner insostituibile in questa impresa il capace J. H. Williams III che dimostra una padronanza stupefacente del tratto, piegato abilmente di volta in volta alle necessità narrative.
In tutto questo la storia della giovane Sophie Bangs condannata a scatenare l'Apocalisse nell'Universo ABC passa in secondo piano. L'intreccio è ridotto al minimo e per quanto non ci sia nulla di “già (troppo) visto” i continui colpi di scena non sono poi così traumatici. Men che meno l'epifania finale.

venerdì 28 novembre 2008

Scuola di traduzione per il fumetto e l'editoria


Con incolpevole ritardo (ultimamente ho avuto un po' da fare) segnalo velocemente questa interessante iniziativa promozionale della Scuola di traduzione per il fumetto e l'editoria di Bologna.

giovedì 6 novembre 2008

L'inchiappettata di PosteMobile

Questo blog si prefigge di parlare di fumetti e di città nei fumetti.
Però ogni tanto qualche digressione ci scappa, soprattutto quando ritengo che i cazzi miei possano in qualche modo interessare a un pubblico potenzialmente più vasto della signora con cui convivo.
Come in questo caso.
Dopo le rimodulazioni di Vodafone, che con un colpo di spugna ha unilateralmente modificato i vecchi contratti ancora in essere, ho deciso di cambiare operatore di telefonia cellulare.
Per biechi motivi di convenienza la scelta è caduta su PosteMobile, operatore virtuale in combutta, purtroppo, con la stessa Vodafone (sigh!).
Non mi dilungo sulle peripezie che mi hanno portato a cambiare due uffici postali, scarpinare per chilometri e attendere una buona mezz'ora prima di poter apporre una semplice firma su un foglio di carta (il contratto).
Solo questo sarebbe di per sé avvilente.
Ma veniamo al sodo.
Per farla breve, questa mattina ricevo (esattamente dopo i 10 giorni prospettati da contratto) il seguente SMS: "Caro Cliente, per completare la tua richiesta di portabilità a PosteMobile, chiami il Servizio Clienti 803160 scelta 4, per verificare i dati forniti. Grazie"
Contento di "abbandonare" finalmente Vodafone (anche se solo in maniera virtuale) provvedo immediatamente.
Lasciando perdere la consueta demenza del menù vocale, evidentemente strutturato dal solito mentecatto, dopo qualche minuto riesco a parlare con un operatore.
Mi vengono richiesti nuovamente nome, cognome, numero di documento d'identità e numero seriale della Carta SIM dell'operatore di provenienza (tutti dati già presenti ovviamente sul contratto).
Poi mi viene chiesto quanto sia il credito residuo sulla Carta SIM Vodafone.
(Perché?)
0.04 €, rispondo, ghignante.
Salta fuori che il numero della Carta SIM è errato.
(Ma come?)
Controllo, verifico. No, no, è il numero giusto, correttamente riportato anche sul contratto.
Comunque sia, vengo informato, la portabilità effettiva del mio vecchio numero avverrà tra sette giorni lavorativi.
Sette giorni lavorativi?
Dopo i dieci che ho già "scontato"?
Signori, suvvia, se volevate spillarmi altro denaro (Vodafone attraverso ulteriori ricariche; PosteMobile con il contratto temporaneo che mi ha affibbiato in automatico - meno conveniente, è ovvio, di quello che mi attende " a regime") bastava dirlo.
Se per le vostre tabelline uso il cellulare troppo poco state sicuri che con queste trovate da poveretti riuscite perfettamente nell'intento di farmelo usare ancora meno.
Anzi, mi sa che tornerò ai piccioni viaggiatori.
Sono più efficienti.
E affidabili.

martedì 4 novembre 2008

Presentazione libro "24 Hour Comics Day a Pordenone"


Venerdì 7 novembre alle 19,00
presso Municipio di Pordenone (Sala Rossa entrata dalla loggia)

Associazione Culturale Vastagamma e
il Sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello

presentano il libro
"24 Hour Comics Day" a Pordenone
288 pagine di fumetti realizzate in 24 ore da 13 autori locali

interventi:
Sergio Bolzonello, Sindaco di Pordenone
Alessandro Dreossi, Editore del libro
Giulio De Vita, Presidente Associazione Vastagamma
Giorgio Asquini, Organizzatore dell'Evento
Salvatore Oliva, Esperto di Fumetti
Fabio Varnerin, Autore e Commentatore dell'evento

AUTORI DEL LIBRO
Eugenio Belgrado, Federico Cecchin, Paolo Cossi, Erika De Pieri, Giulio De Vita, Massimilano Gosparini, Paolo Longhi, Gianluca Maconi, Alessandro Micelli, Davide Pascutti, Massimo Perissinotto, Marco Tonus, Fabio Varnerin

Seguirà rinfresco nella loggia del Municipio.

Venite copiosi.

lunedì 27 ottobre 2008

Un ottimo risultato

Si è conclusa sabato sera con lo spettacolo teatrale Mato de Guera di Satiro Teatro l'iniziativa fortemente voluta da Officina Flumen per ricordare (non "celebrare") il novantennale della fine della Prima Guerra Mondiale.
Il monologo recitato con la consueta bravura da Gigi Mardegan ha commosso l'attenta platea che al termine del drammatico racconto del "mato de guera" Ugo Vardanega, seguito in rispettoso silenzio, ha tributato all'attore lunghi e genuini applausi.
Ideale introduzione allo spettacolo teatrale, l'incontro pubblico della serata precedente aveva visto Claudio Zanier, studioso di storia e membro dell'associazione Tiliaventum, Davide Pascutti, fumettista e illustratore, e Guido Ostanel di BeccoGiallo Editore, introdotti da Loris Padoani di Officina Flumen, raccontare con esemplare chiarezza a una platea eterogenea di curiosi la Storia e le microstorie della Grande Guerra in una luce differente, supportati da un percorso per immagini che spaziava dalle foto d'epoca ai fumetti contemporanei.
Come membro di Officina Flumen sono orgoglioso del risultato dell'iniziativa e ringrazio ancora una volta tutti coloro che hanno contribuito al suo successo, primi tra tutti i relatori, preparati e disponibili, e la compagnia teatrale, che ha sopperito con grande mestiere alla carenza di un apposito spazio per la cultura nel Comune di Fiume Veneto.

venerdì 17 ottobre 2008

Vastagamma presenta: "24 Hour Comics Day" a Pordenone


E' con orgoglio che finalmente annuncio la pubblicazione da parte di Vastagamma, in collaborazione con l'editore Dreossi, del libro che raccoglie le storie prodotte in seno al 24 Hour Comics Day organizzato l'anno scorso a Pordenone.
Il volume, di piccolo formato (A5) ma di notevole spessore (ben 288 pagine!), è venduto a un prezzo irrisorio (solo 7,00 €) grazie al contributo degli sponsor.
La qualità del contenuto si può apprezzare sul sito di Vastagamma e su quello di 24 HIC , dove le storie sono visionabili online. Alcuni di questi fumetti, tra l'altro, hanno trovato anche una propria autonoma via di pubblicazione, a dimostrazione del sorprendente livello creativo e artistico raggiunto in quel momento magico.
In appendice al volume una Breve storia del fumetto pordenonese a cura di Salvatore Oliva.
Il libro sarà presentato ufficialmente a Pordenone venerdì 7 novembre (a breve maggiori dettagli), ma verrà annunciato in anteprima sabato 18 ottobre (domani) alle h. 19 in occasione dell'inaugurazione della nuova mostra Working4 presso Galleria Vastagamma in vicolo del Molino 10 a Pordenone.
Sarà inoltre reperibile a "Incontriamoci a Pordenone" (domenica 19 ottobre) presso il gazebo del nostro Federico Cecchin in Piazzetta Cavour.

martedì 14 ottobre 2008

Grande Guerra a Fiume Veneto

Dal volantino dell'iniziativa:

Venerdì 24 ottobre 2008 ore 20.30
Incontro pubblico
LA GRANDE GUERRA: DALLE FOTO D’EPOCA AL FUMETTO

A novant'anni dalla battaglia di Vittorio Veneto, che segnò di fatto la fine della Prima Guerra Mondiale sul fronte italiano, Officina Flumen organizza una serata per ricordare e riflettere sulle cause e gli orrori di una delle più grandi tragedie del Novecento.
Non necessariamente la Storia deve essere affrontata in maniera strettamente accademica. Claudio Zanier parlerà della Grande Guerra in una prospettiva che unisce il rigore storico all'intento divulgativo, supportato da un'ampia galleria di immagini che vanno dalle fotografie d'epoca ai grandi classici del fumetto europeo che hanno trattato questo impegnativo argomento (Pratt, Toppi, Tardi e altri).
Da sempre la narrazione è il principale veicolo per tramandare la memoria. Si parlerà dunque della Storia anche attraverso la (micro)storia immaginaria, raccontata a fumetti, del fante Corrado Degli Esposti, vittima di circostanze più grandi di lui, protagonista del libro La Grande Guerra. Storia di Nessuno. Il romanzo grafico, scritto da Alessandro Di Virgilio, verrà presentato in questa occasione dal suo co-autore, il [bravo, bravissimo n.d.r.] disegnatore Davide Pascutti.
Sarà inoltre presente l'Editore per illustrare al pubblico le ragioni di una coraggiosa scelta di impegno civile, non scontata nell'attuale e incerto panorama nazionale della letteratura sequenziale.
Conduce la serata Loris Padoani.

Sabato 25 ottobre 2008 ore 20.30
Spettacolo teatrale
ad ingresso libero
LUIGI MARDEGAN in
MATO DE GUERA

Officina Flumen in collaborazione con il Comune di Fiume Veneto propone, presso la nuova palestra della Casa dello Studente, lo spettacolo teatrale Mato de Guera di Gian Domenico Mazzocato con Luigi Mardegan messo in scena da Satiro teatro.
E’ decisamente un appuntamento con la Storia, con quella che ha segnato le nostre contrade e che vive nella nostra memoria collettiva. Luigi Mardegan veste i panni del fante Ugo Vardanega uscito dalla guerra con la testa “a ramengo” e ricoverato in un manicomio.
E’ il dramma della guerra e della follia, una demenzialità a tratti buffa ed esilarante, ma anche terribile e devastante. Uno spettacolo di teatro della memoria in cui la rievocazione della Grande Guerra passa attraverso una narrazione cruda, costellata di parole della verità al tempo stesso commovente e coinvolgente. E alla fine allo spettatore resterà davvero il dubbio se il matto era il povero Vardanega o chi lo aveva mandato a fare la guerra.
Gigi Mardegan dà a questo ‘mato de guera’ una forza incredibile di verità e di poesia. L’attore trevigiano, con questa interpretazione, si è fatto apprezzare dal pubblico e dalla stampa nazionale ed europea.

Entrambe le iniziative avranno luogo alla Casa dello Studente di Fiume Veneto (PN) in via San Francesco 37

sabato 27 settembre 2008

Sperimentazioni linguistiche

Alan Moore & Kevin O'Neil, The League of Extraordinary Gentlemen: Black Dossier, Wildstorm/DC Comics

Straordinario.
Alan Moore realizza l'ennesimo capolavoro. Un vero e proprio romanzo grafico nell'unico senso in cui questo termine può essere seriamente utilizzato. Con una trovata semplice, ma geniale, il dossier del titolo finisce per essere il libro stesso (con tanto di copertina cartonata in similpelle nera) che il lettore tiene in mano, composto da un ventaglio eterogeneo di materiali (lettere, cartoline, racconti, fumetti d'epoca, addirittura una tijuana bible!) presentati come lunghe parentesi letterarie tra le tavole a fumetti elegantemente disegnate da Kevin O'Neil. Una sperimentazione continua che culmina con l'inclusione non casuale di un gadget insolito: un paio di occhialini 3D.
Un “oggetto libro” su cui l'editore avrebbe potuto, e forse dovuto, investire di più. Ma non si può certo pretendere che DC Comics ragioni come Chris Ware.
In un'Inghilterra post Grande Fratello (quello di George Orwell, beninteso) Mina Harker e Allan Quatermain, ora fuggiaschi, recuperano un dossier dei servizi segreti che raccoglie notizie sulle gesta delle varie incarnazioni della Lega che si sono succedute nel corso del tempo. L'intricata storia di spionaggio, basata principalmente sui dialoghi, è tuttavia poco più di un pretesto per una cavalcata citazionistica nella cosiddetta letteratura d'evasione di ogni tempo che Moore dimostra non solo di conoscere a fondo ma anche di sapere replicare con esisti convincenti.
Pazienza se la complessità dell'arazzo da lui tessuto richiede qualche sforzo per essere interamente apprezzata. La parte relativa al Golliwog, in particolare, può risultare abbastanza ostica. Un ottimo sito, eventualmente, è utile per individuare (e poter apprezzare) le centinaia di riferimenti più e meno oscuri di cui Black Dossier è disseminato.
La lettura è in ogni caso godibile anche senza un impegno eccessivo, a patto di accettare il libro per quello che principalmente è: una fusione mirabile di forma e contenuto.
Post Promethea e soprattutto post Lost Girls, Black Dossier è una lettura imprescindibile.

Shane Simmons, Longshot Comics. La lunga e inutile vita di Roland Gethers, Proglo Edizioni

Contro la guerra, contro lo sfruttamento, contro ogni forma di ipocrisia. Tremilaottocentoquaranta vignette della stessa, microscopica, dimensione contenenti solo scritte (i titoli e i dialoghi) e puntini (i personaggi) per narrare la vita tragicomica di un uomo qualunque che attraversa il passaggio di un secolo e due conflitti mondiali per morire di Alzheimer nel letto di una casa di riposo. E, soprendentemente, tutto funziona. Facendo ridere, ghignare, piangere.
Shane Simmons ha ideato un'opera di grande complessità e altissimo livello utilizzando le regole linguistiche basiche (la sequenza) e i simboli grafici minimi (quadro, lettera, punto, linea) del medium. Un fumetto senza immagini (sembra una contraddizione, ma non lo è) in cui a dominare sono il ritmo e la parola. Eccezionale.
I miei ringraziamenti a Salva per avermi fatto conoscere questa vera perla fumettistica.

venerdì 19 settembre 2008

Littlehotels on Yokoyama

Sull'ultimo numero di Fumo di China (#162/3) è uscito il mio lungo (ben 4 pagine!) articolo sul mangartista nipponico Yuichi Yokoyama cui avevo già fatto cenno in un precedente post.
Non avendo al momento altri pezzi in programma, la mia breve collaborazione con la storica rivista di informazione e critica sul Fumetto giunge a una pausa.
Colgo dunque l'occasione per ringraziare Salva per avermi spinto a scrivere vincendo la mia naturale pigrizia, Paolo per avermi dato un'opportunità di pubblicazione e last but not least tutti coloro che hanno letto e commentato i tre interventi.

martedì 12 agosto 2008

Una risata vi seppellirà

Qualche giorno fa, in Rete, mi sono imbattuto in una lamentela.
Un tizio, piccato, deprecava la mancanza di riconoscenza di alcuni internauti.
Sono scoppiato a ridere.
Era quello stesso ignorante (in senso etimologico) divenuto improvvisamente "esperto" con il frutto di oltre un anno di lavoro altrui. Per quanto indirettamente, a suo tempo ne ricavò pure qualcosa. E non ha mai ringraziato.
La memoria, evidentemente, è corta. E selettiva.
Sarà l'età...

mercoledì 6 agosto 2008

Architettura e Fumetto: il Toneelschuur di Joost Swarte e Mecanoo

AAVV, Toneelschuur Theatre Haarlem, NAi Publishers

Nel febbraio 2003, al termine di una complessa vicenda durata ben 12 anni, veniva inaugurata ad Haarlem (Olanda) la nuova sede del Toneelschuur, "storico" teatro d'avanguardia, il cui progetto era stato elaborato dall'importante studio di architettura olandese Mecanoo su design di Joost Swarte, noto fumettista e illustratore da tempo grafico del Toneelschuur stesso.
Il libro raccoglie le testimonianze di due tra i più importanti attori coinvolti, Jan Tromp (del direttivo del teatro) e Henk Doll (all'epoca partner Mecanoo), corredandole con alcuni disegni di Swarte e un apparato fotografico ricco e ben curato. Completa il volume un intervento dello storico e critico Paul Hefting sull'approccio artistico all'architettura costruita, giocoso ma fondato su basi solide, dello Swarte illustratore.
E' affascinante leggere come le premesse bizzarre di questa operazione si siano potute concretizzare in un'opera architettonica così riuscita. Il coinvolgimento di Swarte, cui era stato chiesto di sognare un edificio e di visualizzarlo, è un'ulteriore riprova del crescente valore dato dalle istituzioni culturali illuminate all'aspetto formale dei loro edifici di rappresentanza nella consapevolezza che una qualità architettonica che si estende allo spazio pubblico circostante (contribuendo a definirlo e connotarlo) esprime la perfetta fusione di etica ed estetica.
A questo proposito il Toneelschuur può considerarsi esemplare. L'edificio si inserisce con eleganza nel tessuto urbano storico presentando al contempo un'immagine forte e riconoscibile data dalla stratificazione di piani e materiali diversi. L'ampio foyer vetrato si configura come il prolungamento coperto della piazzetta semipubblica individuata dal volume aggettante della sala dei cinema e costituisce al contempo un invito e un luogo privilegiato per lo sguardo dove si innesca una dinamica particolare in cui interno ed esterno si scambiano continuamente di ruolo.
Il teatro risulta così non un corpo estraneo, ma un organismo pulsante che partecipa alla e della vita della città.
Nel complesso il libro è una lettura piacevole che tuttavia alla fine può lasciare parzialmente delusi per una generale mancanza di approfondimento.
Non si tratta infatti di un libro di architettura in senso stretto: eventuali riflessioni sui sistemi dell'edificio (strutturale, distributivo) e sulla loro integrazione funzionale sono lasciate al lettore
volonteroso di studiarsi (con la lente di ingrandimento) una manciata di planimetrie e sezioni relegate nelle ultime pagine.
Le illustrazioni di Swarte riprodotte nel volume, poi, sono in buona parte precedenti alla stesura di questo specifico progetto e mirano sostanzialmente a testimoniare la pregressa confidenza dell'artista con il campo dell'architettura.
Sarebbe stato più interessante poter invece disporre di un'ampia panoramica degli schizzi di studio che hanno preceduto l'elaborazione formale della proposta, in modo da poterli raffrontare sia con questa che con quanto è stato effettivamente realizzato dopo l'intervento esecutivo di Mecanoo.
Gli autori riescono comunque nel difficile compito di comunicare un concetto non banale e cioè che l'architettura è un processo. Come tale essa ha molti protagonisti e si relaziona strettamente ai piani politico, economico e culturale. Resta la lezione importante: realizzare un sogno è possibile.
Dovremmo imparare.

Nota. Per una disamina più approfondita dell'approccio di Swarte al progetto rimando all'intervista realizzata lo scorso anno all'artista da James Benedict Brown, studente architetto dell'Università di Sheffield, e contenuta nella sua interessante tesi dal titolo The Comic Architect.

domenica 3 agosto 2008

Mi piaccion le sbarbine

Roberto "Freak" Antoni e altri, Freak nn. 1 & 2, Sie

Qualche sera fa sono andato a vedere gli Skiantos.
Bel concerto, mi son proprio divertito.
A questo punto come non parlare di Freak, il fumetto di e con Roberto "Freak" Antoni?
Confesso che, a priori, su questo prodotto ero un po' scettico. Infatti mal sopporto gli autori che si parlano addosso, raccontando ai loro lettori null'altro che la propria vita (spesso, sospetto, assai romanzata) come fosse unica e interessante "a prescindere".
E invece Freak, complice la presentazione "live" cui ho assistito presso Deltacomics (il mitico negozio di fumetti di Rovigo) lo scorso sabato 5 aprile, si è rivelato una vera sorpresa.
Freak (Antoni) è il protagonista di una storia comico/thriller/paranormale ambientata in un'intrigante Bologna esoterica; un giallo nel quale una serie di grotteschi omicidi di noti (e fastidiosetti) esponenti dello spettacolo si intreccia alle vicende personali di Freak stesso e di un suo vecchio amico divenuto nel frattempo poliziotto. Il tutto condito con la giusta dose di approfondimento psicologico e umorismo demenziale. Le atmosfere del fumetto, d'altra parte, sono un omaggio dichiarato alle opere ormai classiche di due grandi maestri bolognesi: Magnus e Bonvi.
Le premesse di Freak sono dunque intriganti, anche se la formula adottata alla lunga dovrà trovare una giustificazione plausibile e veramente originale per non deludere i lettori. In ogni caso quanto visto nei primi due episodi di quella che si annuncia come una prima miniserie di prova e rodaggio è ovviamente troppo poco per avere un'idea precisa dello sviluppo della trama.
Purtroppo però, al di là di qualche felice intuizione, Freak presenta più di un neo. La qualità dei disegni, rigorosamente in b/n, è altalenante. Il cambio di disegnatori ad ogni numero (una precisa scelta editoriale), trattandosi di una miniserie, non aiuta. Anche lo storytelling, spesso, zoppica.
Se Freak fosse un fumetto amatoriale (e venduto a un prezzo popolare) si potrebbero forse considerare questi come peccati veniali, giustificandoli con i tempi ristrettissimi di lavorazione dichiarati dagli autori. Ma 8,90 € per il primo numero e addirittura 13,90 € per il secondo (e il terzo) sono prezzi oggettivamente eccessivi e del tutto fuori mercato per un prodotto con queste caratteristiche. Tiratura "limitata" (2000 copie?) e copie autografe appaiono solo pretesti per confezionare un'operazione del cui ritorno economico sembra proprio sia l'editore stesso a non essere del tutto convinto.
Ma allora perché rischiare in prima battuta?
Peccato.

mercoledì 30 luglio 2008

Non tutto il manga vien per nuocere...

Colgo l'occasione delle recenti polemiche riguardanti la produzione a fumetti del Sol Levante che hanno investito la blogsfera per postare alcuni stralci di un lungo articolo su Yuichi - "Carneade. Chi era costui?" - Yokoyama che sarà pubblicato prossimamente su Fumo di China.
Confidavo di riuscire a infilarmi nel numero della rivista attualmente in edicola. L'artista nipponico era infatti candidato agli Eisner Awards di quest'anno, assegnati la settimana scorsa. Ma con la consegna tardiva dell'articolo a metà di giugno in effetti la mia era più che altro una pia speranza...
Ad ogni buon conto sebbene Yokoyama non abbia vinto alcun premio ritengo che accennarvi qui e ora caschi comunque a fagiolo.

Spiazzante. Nessun altro aggettivo è in grado di sintetizzare con altrettanta efficacia l'opera di Yuichi Yokoyama, mangartista nipponico classe 1967 recentemente emerso sulla scena internazionale del fumetto d'autore con la pubblicazione prima in Francia e poi negli Stati Uniti degli insoliti lavori realizzati a partire dal 1999 per alcune riviste giapponesi della scena pop e alternativa (Saizo, Ax, Mizue, Comic Cue e altre). Queste storie sono state raccolte dalla francese Éditions Matiére nelle tre antologie tematiche Combats (2004), Travaux publics (2004) e Voyage (2005). Le prime due sono da poco confluite nel bel volume New Engineering (2007) edito dalla Picturebox Inc. di Dan Nadel (...). Formatosi alla prestigiosa Musashino Art University di Kodaira, Yuichi Yokoyama è un artista nel senso più tradizionale del termine che, partito dalla pittura, ha deciso di intraprendere la strada parallela del racconto sequenziale al fine di dare espressione compiuta alla propria visione interiore. Le sue opere più strettamente pittoriche hanno sfiorato anche il nostro Paese, essendo stato l'artista giapponese uno dei protagonisti della mostra collettiva Crystal Crunch tenutasi dal 3/2/2007 al 25/3/2007 presso la Galleria Perugi Artecontemporanea di Padova. Analogamente i suoi manga sono stati esposti alla triennale di Rappongi del 2007 quale esempio di opere che, trascendendo gli stretti confini di mezzo e genere, risultavano tra le più adatte a rappresentare con efficacia le nuove direzioni dell'arte contemporanea giapponese. Di sicuro, come si vedrà, essi sintetizzano magistralmente il rapporto tra architettura, natura e artificio nel Giappone odierno. La formazione sicuramente non convenzionale per un mangaka, che per di più non si prefigge di essere commerciale, e soprattutto un approccio al fumetto del tutto particolare differenziano i suoi lavori di avanguardia dalla produzione fumettistica giapponese di massa, talvolta anestetizzante, cui il pubblico occidentale è da tempo abituato. Yokoyama infatti, contrariamente ai suoi più famosi e tradotti connazionali, non racconta lunghe storie di genere che, dapprima serializzate sulle riviste e poi raccolte in pratici volumetti, si dispiegano per anni con ritmi spesso molto dilatati. Yokoyama, al contrario, illustra eventi. Nei suoi fumetti, tutti di poche pagine, semplicemente le cose accadono.Senza alcuna spiegazione, introduzione, didascalia. Tutto parte dall'immagine e nell'immagine ha fine.
(...) Yokoyama descrive lo spazio e le figure che lo occupano attraverso un sistema di rappresentazione che non rispetta del tutto i canoni della geometria descrittiva e proiettiva. L'artista non opta per una rappresentazione realistica della terza dimensione sulla superficie bidimensionale del foglio ma sfrutta lo scarto dalla proiezione ottica tipico della prospettiva isometrica per elaborare gabbie visive costituite da elementi che giacciono o dovrebbero giacere su piani differenti, rendendo a volte complessa e difficile la percezione della profondità. Questo uso non ortodosso della prospettiva, che il bianco e nero rende ancora più radicale, equivale per l'artista a un porsi, e porre il lettore, al di fuori del tempo e dello spazio convenzionalmente intesi, nella volontà di rendere universali le particolarità di quanto nei suoi manga viene descritto o accade.
Ma cosa accade? Yuichi Yokoyama è affascinato (forse ossessionato) da tre temi: combattere, costruire, viaggiare. L'artista, nelle sue storie, li affronta in sé stessi,coniugandoli o comunque declinandoli in modi sempre imprevedibili e, soprattutto, mai banali. (...) nelle storie di Yokoyama ogni stereotipo è bandito e che anche le regole convenzionali della narrazione sono demolite. Il suo, infatti, è un tipo di fumetto autoreferenziale in cui gli esseri umani, riconoscibili l'uno dall'altro solo per l'abbigliamento poco ortodosso, sono comparse ricorrenti che si muovono all'interno di scenari costituiti da elementi a loro volta ricorrenti. (...) Come le scenografie appaiono dunque liberamente componibili, così personaggi e tipi umani sembrano intercambiabili. Tant'è che nei manga dell'artista non ci sono protagonisti principali nel senso comune del termine. Ci sono semplicemente uomini che, alla stregua di androidi o insetti sociali, agiscono meccanicamente con fredda determinazione marziale nel perseguimento di un singolo obbiettivo ben definito, si tratti di costruire dal nulla una montagna artificiale ("Engineering 3") o semplicemente comprare una cola in lattina ("Store").

(...)

L'articolo si sviluppa in maniera piuttosto analitica, dunque mi fermo qui.
Spero solo di aver stimolato la curiosità nei confronti di un autore sconosciuto nel nostro paese ma che riserva più di una sorpresa a chi dal Giappone si aspetta (più o meno entusiasta) solo occhioni ipertrofici, chiome crestate e mutandine umidicce.

Storie

Andrea Laprovitera e Davide Pascutti, Il maestro, Tunué

La bella presentazione del libro di Andrea Laprovitera e Davide Pascutti tenutasi presso Galleria Vastagamma il mese scorso aveva generato in me aspettative che la successiva lettura de Il maestro non ha deluso.
Il forte segno autoriale di Pascutti supporta una storia venata di poesia dalla cui lettura, per il vero, ho tratto conclusioni alquanto diverse da quelle di altre recensioni o articoli altrettanto lusinghieri presenti in Rete.
Il personaggio principale della storia è un maestro elementare di una cittadina di provincia dell'Italia degli Anni Quaranta che lentamente, ma inesorabilmente, precipita nell'orrore mortifero della Seconda Guerra Mondiale.
La Poesia cui si appiglia per resistere all'avanzata della guerra, e che cerca di trasmettere con amore ai suoi piccoli alunni, si rivela a poco a poco lo strumento di difesa con cui il maestro ha fatto fronte negli anni alle delusioni della giovinezza e all'avanzare della vita.
Ne risulta il ritratto di un uomo credibile e vero, interiormente buono ma anche profondamente debole, incapace di assumere posizione o prendere decisioni forti.
L'effettiva neutralità del (suo) giudizio sui militari e sui fascisti, che il maestro umanamente considera semplici uomini vittime del loro tempo, non salverà il (suo) paese dalla catastrofe a cui quegli stessi uomini lo stanno portando con cieca arroganza.
Solo alla fine, tragica e inevitabile, gli saranno finalmente chiari i versi di una poesia tanto amata e forse, fino a quel momento, non interamente compresa.
Pascutti dimostra di conoscere la grammatica del Fumetto e di saperla utilizzare opportunamente a fini narrativi. Le tavole preparatorie in apertura del volume, poi, sorprendono per una freschezza e una suggestione in parte addirittura superiori a quella dei disegni finali talvolta penalizzati da una stampa molto scura.
Laprovitera avrebbe forse potuto sviluppare maggiormente alcuni importanti passaggi, ma la delicatezza della narrazione e l'universalità del messaggio rendono già da soli Il maestro una lettura consigliata.

Alessandro Di Virgilio e Davide Pascutti, La Grande Guerra. Storia di Nessuno, BeccoGiallo

L'occasione fa l'uomo ladro, così ho approfittato della presentazione de Il maestro per procurarmi finalmente (ma pagandolo regolarmente all'autore, sia chiaro!) anche il libro sulla Prima Guerra Mondiale che Davide Pascutti e Alessandro Di Virgilio hanno realizzato per BeccoGiallo.
La vicenda narrata origina dal viaggio di Luca, quarantenne napoletano in trasferta a Treviso sulle tracce di un nonno mai conosciuto in seguito al ritrovamento delle lettere che quest'ultimo aveva spedito alla moglie dal fronte del Carso durante la guerra del 1915-1918.
Una ricerca al termine della quale Luca potrà finalmente trovare le risposte che cerca e, come in ogni racconto di viaggio che si rispetti, anche se stesso.
La scelta di ambientare il libro in parte ai giorni nostri e in parte nel fango delle trincee della Prima Guerra Mondiale è un espediente forse non originale ma sicuramente efficace per attirare un pubblico non avvezzo o non interessato alle cosidette "storie di guerra".
Come Il maestro (con cui non intendo comunque tracciare forzati parallelismi) anche La Grande Guerra racconta infatti una vicenda dalla valenza universale in cui l'ambientazione storica ben visualizzata da Pascutti funge da sfondo per un atto d'accusa contro ognuna e tutte le guerre.
Pascutti, poi, con le sue matite sporche appena ritoccate al computer si rivela particolarmente indicato (e abile) nella raffigurazione delle scene ambientate al fronte sotto l'impietosa pioggia battente.
Molto bello ed efficace il passaggio del cantastorie siciliano, quasi un "teatro nel teatro" di shakespeariana memoria, che Di Virgilio inserisce nella narrazione con grande effetto.
Complimenti dunque ai due autori, in attesa della presentazione del libro organizzata da Officina Flumen che si terrà il 24 ottobre a Fiume Veneto e per la quale siete fin d'ora tutti invitati.

mercoledì 18 giugno 2008

"Il Maestro" a Pordenone

E' con un certo piacere che do la notizia:

Martedì 24 Giugno alle ore 21 presso Galleria Vastagamma in Vicolo del Molino 10 a Pordenone (siamo presenti su Google Maps) il "gemello di scarpa yin yang della 24 ore" Davide Pascutti presenterà il romanzo a fumetti Il Maestro (Tunué) di cui è autore con Andrea Laprovitera.
A introdurre la serata Salvatore Oliva della rivista specializzata Fumo di China.

martedì 10 giugno 2008

Chain of fools

1.
L'amico Alessandro Micelli ieri notte mi ha incatenato!
E ora come faccio? Seguo le istruzioni e diffondo il contagio...

2.
1 - Indicare il Blog che vi ha nominato e linkarlo
2 - Inserire le regole di svolgimento
3 - Scrivere sei cose che vi piace fare
4 - Nominare altre sei persone che proseguano la catena
5 - Lasciare un commento sul blog dei sei bloggers prescelti

3.
Vita sentimentale esclusa:
1 - leggere
2 - mangiare il gelato al pistacchio
3 - avere intercorsi sessuali
4 - ascoltare i pink floyd
5 - oziare in senso latino
6 - sognare

4.
Davide Pascutti (prima che lo faccia qualcun altro lo faccio io!)
Gianluca Maconi (perché non lo farà mai!)
Giulio De Vita (perché è da poco tornato online su nuova piattaforma e deve pagare il fio)
Andrea Longhi (così al ritorno dalle ferie si trova con ulteriore lavoro da fare)
Massimo Perissinotto (perché conosce Fritz Leiber - ed è un complimento)
Erika De Pieri (un modo come un altro per dirle che è brava, visto che ho avuto poche occasioni per farlo)

5.
Provvedo immediatamente...

mercoledì 21 maggio 2008

24 ore per lasciare la città...

Dire che “trascuro il blog” sembra già a me una frase brutta e pretenziosa.
Però è un dato di fatto che per tutta una serie di motivi (che si possono riassumere in un'unica parola: inefficienza) negli ultimi tempi non riesco a leggere e scrivere come vorrei.
Anzi: a leggere e scrivere non ci riesco proprio!
Così il buon Guiducci di Fumo di China resta in attesa di un mio pezzo su uno straordinario mangartista giapponese che gli avevo promesso ben due mesi fa, mentre la polvere continua ad accumularsi impietosamente sui gustosi acquisti cartacei (tutti su città e fumetto) che ho fatto nei mesi passati.
Per fortuna il recente Pordenone Comics dello scorso 11 maggio mi ha forzatamente rimesso in contatto col pianeta Fumetto, spingendomi a vari acquisti "fuori tema"...

Paolo Cossi, Anarchia per erbe bollite, Lavieri
Gianluca Maconi, YGGDRASILL. L'albero della vita, Lavieri

Che dire? Veder nascere sotto i miei occhi Anarchia per erbe bollite di Paolo Cossi è stata un'esperienza veramente unica, che non mi consente forse di guardare a questi due pregevolissimi albi di Lavieri con il dovuto distacco. Il 24 Hour Comics Day di Pordenone del 2007 tenutosi presso Galleria Vastagamma è stato indubbiamente un happening artistico di alto livello e l'albo di Paolo ne è la dimostrazione: una storia nata sulla spinta del regolamento bizzarro di una folle non-competizione trova ad appena qualche mese di distanza una più che degna pubblicazione, inaugurando addirittura una collana (Olio) e recuperando un formato (l'albo A4 brossurato di 32 pagine a grammatura grossa) che regala un piacere tattile quasi dimenticato.
Anche l'opera di Maconi è legata a un 24 Hour Comics Day, quello organizzato da Lo Spazio Bianco nel luglio 2007 in occasione dell'Italia Wave Love Festival di Sesto Fiorentino. Ma il coraggioso fumettista pordenonese, non pago di aver già partecipato a quella massacrante maratona, qualche mese dopo ci ha onorati ugualmente della sua presenza, partecipando alla contemporanea mondiale, appunto, nella sede di Vastagamma. E così, dopo Yggdrasill, Lavieri darà alle stampe anche Un giorno di Brahma il seguito-non-seguito realizzato da Gianluca in questa seconda occasione.
Detto questo i due albi, qui accomunati per affinità emotiva, sono come i loro autori al tempo stesso molto diversi ma anche molto simili. Al di là dei differenti stili di disegno, entrambe le storie sono infatti racconti di un mondo poetico: per Cossi una Valcellina della memoria filtrata dallo sguardo “magico” di un poeta bambino; per Maconi una sfera interiore del tutto personale plasmata dall'eco di simbolismi leggendari.
Una vena di malinconia attraversa le due opere.
Le matite acquarellate di Cossi tratteggiano valli, boschi e montagne sospese in una toccante tonalità blu; uno scenario incantato in cui un vecchio anarchico svela i segreti delle erbe a un bambino curioso che osserva quel mondo (oggi dimenticato) attraverso i fori del Macheri, una grezza maschera di legno regalatagli dal nonno a cui egli stesso dona vita con la sua fantasia.
Il paesaggio solitario evocato nel bianco e nero delle chine di Maconi funge invece da sfondo indefinito per la vicenda onirica di un uomo-albero e del suo amore. Una storia che, a dispetto dell'essere muta e piacevolemente scorrevole, si presta a molteplici letture (e riletture).

Giulio De Vita e Sebastien Latour, Wisher T1 - Nigel e Wisher T2 - Feériques, Le Lombard

Giulio è un amico, quindi anche questa breve recensione delle sue ultime fatiche francesi non potrà avere il pregio dell'imparzialità. Per “fortuna” a togliermi dall'imbarazzo e da eventuali sospetti di piaggeria (“piangeria” come purtroppo continuerà a dire qualcuno che di sicuro tornerà al posto che non merita) mi viene in “aiuto” il lavoro non del tutto convincente dello sceneggiatore Sebastien Latour che, forse per inesperienza, mostra in questa serie qualche limite.
La storia di Nigel, giovane contrabbandiere di opere d'arte che scopre di essere l'incarnazione dell'ultimo Genio sopravvissuto allo sterminio in una Londra contemporanea teatro della guerra segreta al mondo delle fate, manca infatti di quel pizzico di originalità che, dopo Neil Gaiman, Bill Willingham e i fratelli Wachowsky, in un fantasy urbano non avrebbe guastato. Gli spunti accattivanti presenti nel primo volume di Wisher, che a distanza di un anno e mezzo dalla prima edizione viene riproposto al pubblico in veste rinnovata, non vengono stranamente ripresi nel secondo tomo, il quale sotto questo punto di vista appare come un mero albo di passaggio in quanto nelle sue 48 pagine non accade sostanzialmente... nulla!
Di sicuro fascino resta comunque, in questa seconda puntata, la resa del mondo delle fate che De Vita visualizza come un labirinto sotterraneo di slanciati archi in pietra che solcano grotte colossali. Peccato che proprio in Feériques le belle tavole del disegnatore pordenonese vengano mortificate dalla colorazione approssimativa e inadeguata di Christian Favrelle, molto lontana da quella rispettosa ed efficace del restyling del primo volume a opera del veneziano Emanuele Tenderini.

Mario Cerne e Alessandro Micelli, L'Errante. Myrddin. La Grotta di Cristallo, Twilight Comics

L'albetto disegnato da Alessandro Micelli (supportato alle chine da Gianluca Maconi) su testi di Mario Cerne scorre fluido e piacevole. Unico neo in questa rilettura del mito arturiano in chiave Kirby è la pomposità del narrato che a volte stride con la freschezza del disegno. Ma forse, semplicemente, l'epico “non è il mio genere”.
Micelli in ogni caso è bravo. Oltre alla mano ci mette il cuore. E si vede.
P.S. Nel caso non si fosse capito, anche Alessandro ha partecipato con successo alla 24 ore di Vastagamma del 2007.

AAVV, Monstars 3, Nicola Pesce Editore

Cito brevemente Monstars 3 perché anche questo antologico a fumetti è un recentissimo acquisto di Pordenone Comics in qualche modo legato alla 24 ore del fumetto di Vastagamma. Non solo infatti i curatori di Monstars sono Andrea Longhi e Massimo Perissinotto, invitati d'eccezione presso la Galleria pordenonese al pari di Davide Pascutti che compare a sorpresa pure lui su questo terzo volume della fortunata serie; soprattutto segnalo con grande piacere che Il bambino felice, favoletta gotica della brava Erika De Pieri nata proprio durante l'edizione pordenonese della 24 ore, fa anch'essa mostra di sé sulle pagine della corposa antologia di Nicola Pesce.
Purtroppo non ho ancora avuto il tempo di leggere il volume. Spero di farlo quanto prima, anche perché, dopo averne assaporato qualche breve assaggio, sul serio non ne vedo l'ora...

mercoledì 23 aprile 2008

Littlehotels on Blanchet

Il mio articolo su Pascal Blanchet, talentuoso artista quebecchese cui avevo già accennato qui, è stato appena pubblicato su Fumo di China n.159 di cui segnalo la bella copertina a opera di Gianluca Maconi. Ringrazio ovviamente l'amico Salva che mi ha fornito materiale inedito sull'autore e, non pago di ciò, recentemente mi ha pure fatto dono dell'introvabile La Fugue dopo avermelo a lungo prestato per i miei studi.
Di seguito riporto un breve estratto del pezzo.

La Fugue (2005), Rapide Blanc (2006) e Bologne (2007), le prime tre opere a fumetti di Blanchet (un quarto libro, Nocturne, è in arrivo entro l'anno), si caratterizzano per essere racconti lunghi costituiti esclusivamente da una sequenza di illustrazioni a tutta pagina, ciascuna realizzata con la cura degna di un’affiche pubblicitaria d'altri tempi. E in effetti è proprio alla grafica pubblicitaria e all'animazione, in particolare quelle degli Anni Cinquanta, che vanno ascritte le principali influenze di un disegno che è fusione sapiente di sintesi ed espressività. Ma non solo. Le illustrazioni di questo artista richiamano all'istante un tipo di estetica rétro tornata recentemente in auge a seguito della rinnovata affermazione nel campo della comunicazione visiva di immagini piatte dalla spiccata geometria; un ritorno figlio dei vantaggi offerti dalla grafica vettoriale che facilita l'utilizzo in chiave multimediale del disegno. Ora come allora, in altre parole, i limiti tecnologici diventano frontiera della creatività e arrivano a dettare precise tendenze estetiche.

mercoledì 16 aprile 2008

Post-elettorale

Sono reduce da quattro giorni di partecipazione alle operazioni elettorali in qualità di segretario di seggio.

Non intendo commentare i risultati elettorali.
Né definire con l'aggettivo più appropriato le manifestazioni di "protesta" di alcuni elettori che evidentemente confondono la complicazione delle operazioni di seggio con il dissenso nei confronti del sistema.

Ci tengo però a denunciare il VERGOGNOSO comportamento di alcuni rappresentanti di lista che hanno avanzato contestazioni del tutto sterili durante le operazioni di scrutinio.
Contestazioni talmente strumentali da non essere nemmeno contemplate, come casistica, nei verbali delle operazioni stesse e dunque impossibili da recepire da parte dei sistemi di verifica e controllo automatico dei Comuni e delle Prefetture.

Per fortuna i rappresentanti di lista del mio (nostro) seggio si sono comportati correttamente senza ubbidire agli ordini di scuderia impartiti dall'alto.
Ma non è andata così dappertutto.
Ho visto un giovane Presidente di seggio, abbandonato a sé stesso dall'ufficio elettorale, crollare sotto la pressione psicologica esercitata da questi individui senza scrupoli che in quattro giorni avevano creato un clima di tensione francamente incomprensibile.

Ho solo una parola per questi raccattatori di voti: VERGOGNA!

mercoledì 19 marzo 2008

Gaddo aveva ragione

Grazie al mitico Giulio De Vita anche io, in compagnia di Giorgio Chiedivino, ho avuto l'onore di entrare nel cartaceo mondo di un fumetto.
In realtà ero già comparso nel lontano 1990 (o giù di lì) su un biglietto d'auguri senza pretese realizzato a fumetti. In questo caso però il destinatario degli auguri era un mio carissimo amico e l'improvvisato fumettista armato di tratto-pen (ma sprovvisto di bianchetto)... io stesso.
Diciamo che non è proprio la stessa cosa...

Scherzi a parte, cuccatevi la storia completa del grande Giulio (e quelle degli altri spettacolari partecipanti del 24 Hour Comics Day 2007 di Galleria Vastagamma) qui.

martedì 11 marzo 2008

Letture (VI): Città e fumetti

Paul Herman, Capitales européennes en BD, Glenat

Poco da dire, purtroppo, su questa comunque interessante iniziativa di Glenat per celebrare i cinquant'anni del Trattato di Roma che nel 1957 ha istituito la Comunità europea.
Il volume raccoglie una discreta serie di esempi di come alcune capitali europee siano (state) rappresentate nei fumetti franco-belgi. Peccato che l'operazione si limiti a offrire una panoramica di vignette contenenti immagini di monumenti famosi e viste tipiche semplicemente estrapolate dal loro contesto narrativo.
Al di là di un breve testo introduttivo piuttosto generico il libro non contiene alcun apparato critico. Tra l'altro una delle osservazioni più interessanti contenuta nell'introduzione, cioè il parallelismo dell'evoluzione della struttura politica dell'Europa e di quella stilistica del fumetto (riflessa di conseguenza - ci si aspetterebbe - anche nella rappresentazione dell'immaginario urbano), non viene purtroppo sviluppata, presentando il libro esempi di fumetti molto recenti che solo in rare occasioni si spingono indietro nel tempo agli anni 1980.
Un'occasione persa, forse, per quanto l'iniziativa, legata a una mostra itinerante, abbia il pregio di portare attenzione su un tema affascinante e raramente approfondito.

Frank Santoro, Storeyville, Picturebox Inc.

Dan Nadel con il grande volume in formato tabloid edito da Picturebox Inc. presenta per la prima volta al vasto pubblico l'interessante Storeyville, ristampando finalmente in una edizione elegante e prestigiosa (dietro una copertina che al sottoscritto ricorda i panorami ariosi del Wee Willie Winkie's World di Lyonel Feininger) il fumetto autoprodotto nel 1995 da Frank Santoro.
Il primo impatto con il fumetto in sé, come bene illustra Chris Ware nell'introduzione, è disorientante. Il disegno di Santoro, infatti, è solo abbozzato; le vignette ridotte a poco più che schizzi.
Eppure Storeyville è un libro tutt'altro che improvvisato.
L'impianto è rigoroso: 38 pagine, ciascuna suddivisa in 15 vignette uguali accostate le une alle altre senza alcuno spazio interposto. Una struttura con una precisa funzione diegetica come appare evidente dalla doppia tavola finale nella quale, metaforicamente, il quadro frammentario della condizione incerta del protagonista si ricompone tanto nel racconto in sé che nella sua visualizzazione.
Inoltre i colori astratti e vigorosi di Katie Glinksberg, limitati a poche tonalità nella gamma dei gialli, degli arancioni e dei grigi, completano le matite e le chine espressioniste di Santoro conferendo loro sostanza e un notevole livello artistico.
Venendo alla trama, Storeyville racconta per immagini la storia di Will, un giovane senzatetto che intraprende un lungo viaggio da Pittsburgh a Montreal alla ricerca del "Reverendo", un vagabondo suo pari cui è legato da un forte sentimento di riconoscenza per un oscuro episodio del loro comune passato.
I numerosi panorami urbani inframmezzati alle vicissitudini di Will evocano il contesto temporale e sociale della vicenda, l'America del Nord degli inizi del XX secolo. Non si tratta di un mero elemento di sfondo: come Will, in ultima analisi, è alla ricerca di sé, di una propria definizione così il contesto della vicenda è la nascente metropoli industriale in pieno fermento e in costante trasformazione, espressione di una società che sta abbandonando tradizioni secolari per diventare qualcosa di completamente diverso.
La tavola 17 a riguardo è emblematica: gli schizzi di Santoro, mai altrove così approssimativi, riflettono con efficacia la condizione spaesata di Will che giunto infine a Montreal, ma incapace di trovare l'amico, appare completamente perso. Anche il lettore, di fronte a bozzetti talmente indefiniti, è privato di qualunque punto di riferimento e non può che condividere il senso di vuoto provato da Will.
Storeyville appare dunque in ultima analisi come una delle più convincenti trasposizioni (in questo caso per immagini) di un'esperienza del tutto interiore e profondamente intima.
Un bel fumetto, nel più concreto senso della parola.

Ricardo Barreiro Eduardo Risso, Parque Chas, 001 Edizioni

(post in intenzione)

mercoledì 20 febbraio 2008

23


Continuano gli incontri con gli autori alla Libreria del fumetto
DELTA COMICS
di Rovigo

Questo mese saranno ospiti i disegnatori
GIUSEPPE DE LUCA e KETTY FORMAGGIO

appuntamento
SABATO 23 FEBBRAIO
dalle ore 17:00.

Corso del popolo, 337 Rovigo (Ro)
Per maggiori info
Tel. 346 5844314

Gli autori saranno lieti di autografare i loro albi a fumetti e dedicare disegni a tutti i presenti!

Giuseppe De Luca presenterà il n. 4 della miniserie di successo NEMROD edita da Star Comics e da lui disegnato.
Ketty Formaggio è colorista delle avventure mensili a fumetti di LUPO ALBERTO.

martedì 19 febbraio 2008

India


A mio fratello maggiore Federico, che mi ha fatto scoprire Andreas con il fantastico Rork e prima ancora Will Eisner con l'inarrivabile The Spirit. In questo momento, felice coincidenza, è in India.

A Salva, che mi ha fatto scoprire Marc-Antoine Mathieu per telefono mentre Russel Patterson me l'ha servito nel corso di un lungo dopocena a base di originali di Gibbons, Breccia, Pratt...

A Barbara, che una mattina si è veramente trasformata nella dea Kali sotto i miei occhi increduli.

martedì 12 febbraio 2008

Letture (V): Architetture a fumetti

Qui avevo anticipato un mio articolo in fieri sul giovane artista quebecchese Pascal Blanchet.
Bhé, in questi mesi ho terminato l'articolo e ho cominciato a gettere le basi per un lavoro di critica che intende riprendere e integrare i miei studi di un tempo (in verità mai del tutto abbandonati).
Intanto qualche appunto sulle ultime letture "a tema".

Andreas, Le triangle rouge, Delcourt

"When I was young, I wanted to be an architect. Only later I saw myself as a strips artist. I am still fond of architecture. This liking returns in my work." (*) Andreas Martens

Piccolo gioiello, questo albo di Andreas è un omaggio appassionato al grande architetto americano Frank Llyod Wright (1867-1956) e alle sue indimenticabili opere.
Le triangle rouge è un fumetto cerebrale, visionario, ma soprattutto "perfetto".
Perfetto per l'inconsueto formato all'italiana, utilizzato dall'autore per accentuare i tagli panoramici delle vignette, funzionali alla narrazione di una storia incentrata sul momento creativo di un genio dell'architettura che proprio dell'accentuata orizzontalità aveva fatto una caratteristica saliente del proprio stile. Basti pensare alle Praire Houses che, perfetta espressione del concetto di architettura organica di Wright, si fondevano nel deserto americano (altro importante elemento di Le triangle rouge) e che Andreas evoca con ammirazione nelle architetture oniriche che contrappuntano con la loro presenza lo scorrere delle vicende narrate.
Albo perfetto anche per l'uso attento del colore, a partire dal rosso citato nel titolo e richiamato perfino nella costa rivestita in tela della copertina.
Un rosso che permea tutta la vicenda con la sua presenza magica e creatrice. A questo proposito non è superfluo richiamare qui il noto simbolismo del sangue o la dimensione magica e allucinatoria del deserto, teatro in ultima analisi di tutto ciò che avviene nel libro.
Rosso era il quadrato con cui Frank Lloyd Wright firmava i suoi progetti e che l'autore cita in più occasioni.
Rosso è il triangolo con cui Andreas marchia una misteriosa scatola cubica contenente pasticche allucinogene di forma triangolare, a loro volta rosse.
Rosso è il triangolo che orna la facciata di una misteriosa, enorme clinica, cubica anch'essa, che sorge, non poteva essere altrimenti, nel deserto.
Rosso è il cerchio lasciato su tre crani dal foro di tre pallottole...
Quadrato, triangolo, cerchio: tre figure geometriche base.
Tre sono i lati del triangolo, simbolo di Dio (il Grande Architetto) - e, incidentalmente, un triangolo rosso è il logo della casa editrice dell'albo (la francese Delcourt).
Tre sono le iniziali del nome dell'architetto americano: F, L, W.
Tre sono i personaggi (i cui nomi iniziano sempre con F, L, W) che appartengono a ciascuno dei piani onirici in cui, in un complesso gioco di scatole cinesi, la storia si articola tra doppi fantastici e lisergici.
E così via. Nelle 46 tavole di Le triangle rouge, Andreas intreccia con arguzia una grande quantità di acrostici, anagrammi, riferimenti colti. Ad esempio introducendo il personaggio di Lebeau Wood, ennesimo doppio onirico di Wright, chiaro omaggio all'architetto teorico e visionario contemporaneo Lebbeus Woods.
Una trama complessa, dunque, in cui la chiave di lettura è offerta proprio dal colore.
Non a caso la vicenda, che alterna linea chiara su fondo bianco a un ricco uso delle matite colorate (tecnica tipica con cui Lebbeus Woods illustra i propri progetti), è racchiusa tra due parentesi acquarellate.
Ancora una volta tre tipi diversi di colorazione.
E non a caso queste due tavole ad acquarello, che aprono e chiudono l'albo, sono viste di Taliesin, la residenza-laboratorio di Frank Lloyd Wright (ricostruita tre volte) eretta in fasi successive nel deserto dell'Arizona tra il 1937 e il 1956 (anno della morte dell'architetto) che si può ben dire rappresenti al tempo stesso l'inizio e la fine di una vita interamente dedicata all'architettura.
Una scelta, ancora una volta, perfetta.

(*) Intervista a ZozoLala. L'intera intervista è disponibile qui.

Marc-Antoine Mathieu, Les Soul-sols du Révolu, Futuropolis / Musee du Louvre Editions

Architettura, simbolismi e giochi di parole caratterizzano anche l'ultimo libro di Marc-Antoine Mathieu, Les Soul-sols du Révolu, commissionato all'autore francese dal Museo del Louvre e co-prodotto in collaborazione con la casa editrice Futuropolis.
L'accattivante volumetto cartonato di forma quadrata si segnala innanzi tutto per la stampa di eccezionale qualità, che esalta il bianco e nero straordinario di Mathieu.
Sottotitolato Estratti dal giornale di un esperto il libro racconta la storia, ambientata in un periodo storico indefinito, di Monsieur Le Volumeur, l'esperto incaricato di valutare l'intera collezione del museo di Révolu, un edificio sterminato che già dal nome (un anagramma), oltre che nell'aspetto, si pone come doppio immaginario del Museo del Louvre.
Le dimensioni ipertrofiche dei sotterranei del museo rivelano presto a Le Volumeur, accompagnato dal fido assistente Leonard, che al pari del suo corrispondente reale l'enorme fabbrica è frutto di una serie di stratificazioni successive, di una trasformazione continua nel tempo, e che dunque l'impresa è destinata a prolungarsi oltre il previsto, forse a non avere mai fine...
La metaforica discesa nei sotterranei diventa così una riflessione divertita, ma al contempo assolutamente seria, sulla natura dell'arte, sulla sua conservazione e riproduzione, sul restauro, e sul concetto stesso di museo.
Mathieu, autore dotato e acuto, dà sfoggio della consueta bravura tanto nel disegno (superba, come sempre, la costruzione e la resa degli spazi) quanto nelle continue trovate con cui affronta il tema inconsueto e certamente complesso, ben esemplificate dalla sua brillante e ironica soluzione dell'enigma del misteroso sorriso di una ben nota opera d'arte o dalle considerazioni non banali con cui affianca le opere di Mondrian al linguaggio del Fumetto.
Punta di diamante dell'albo sotto l'aspetto squisitamente grafico è senza dubbio la penetrazione dei personaggi nelle viscere del museo, là dove Mathieu, con una trovata geniale che sarebbe uno sgarbo svelare qui, fa riappropriare la Madre Terra dell'Arte che essa stessa ha partorito in tempi ancestrali. Il tutto visualizzato con tonalità di grigio che si fanno sempre più cupe fondendosi con lo sfondo nero delle vignette fino al limite della leggibilità.
Ma cercare punti di eccellenza in Les Soul-sols du Révolu è certamente un'operazione sterile, perché è l'albo nella sua interezza a essere di altissimo livello.

Frédéric Bézian, Les garde-fous, Delcourt

Un uomo e una donna, belli, ricchi e ammirati. Una coppia di giovani editori di successo che vivono in una villa su un lago. Un paradiso isolato immerso nel bosco. Eppure le grandi vetrate, i riflessi dell'acqua sulle alte pareti immacolate dei saloni, le ampie terrazze dai parapetti in vetro, l'apparato domotico all'avanguardia non possono nascondere il fatto che quella casa è in realtà un prigione, aperta alla natura (comunque falsa, perché il lago è artificiale) ma chiusa al mondo.
Il fragile equilibrio di coppia viene spezzato dall'intromissione di un ispettore di polizia decisamente sopra le righe che annuncia l'arrivo imminente di un pericoloso omicida seriale di donne le cui tracce sembrano condurre proprio al lago...
C'è molto Orson Wells in Les garde-fous, ma c'è anche molta architettura.
La villa lussuosa in cui è ambientato il racconto orchestrato da Bézian è molto più che il mero fondale di una vicenda glaciale che mescola il dramma della gelosia con la cecità dell'ambizione e l'orrore della follia.
Gli spazi dilatati, fluidi e iperrazionalisti della villa, ottimamente visualizzati dal segno elegante dell'autore, sono la perfetta espressione della profonda solitudine delle figure umane che li abitano e che in essi fisicamente, e per traslato moralmente, sembrano perdersi. Un fuori-scala che enfatizza la piccolezza di uomini prigionieri dei loro demoni interiori, ma che potrà trovare una ricomposizione con una rinnovata dimensione umana quando questi stessi uomini avranno avuto il coraggio, la capacità e l'umiltà di riconciliarsi con se stessi e, di conseguenza, con chi amano.

Quelle sopra gli occhiali sono le vene delle tempie

Qualcuno ai nipotini dedica simpatici disegni (bravo Davide). Come disegnatore io invece non sono un granché, quindi lascio che i ruoli si invertano e siano le piccole pesti a lavorare per il sottoscritto. In attesa che Luca venga folgorato dal sacro fuoco dell'arte ci pensa egregiamente Filippo, con un azzeccato ritratto dello zio:

giovedì 31 gennaio 2008

Letture (IV): Londra, Parigi, New York

Bryan Talbot, Cuore dell'Impero (Tomo Primo), Comma 22
Bryan Talbot, Cuore dell'Impero (Tomo Secondo), Comma 22

Ho letto il secondo volume (stampato in modo indecente) di Cuore dell'Impero a quasi quattro anni dal primo e a circa quindici da Le avventure di Luther Arkwright. Il tutto, purtroppo, non mi ha aiutato a gustare appieno un'opera che sicuramente meriterebbe dai propri lettori (ed editori) ben altro rispetto.
Il colorato affresco ucronico di un decadente Impero Mondiale Britannico al crocevia di mondi paralleli sull'orlo della catastrofe dipinto da Talbot è affascinante e di grande coerenza, pur essendo la vicenda narrata meno originale e complessa di quella vergata in bianco e nero sulle pagine di Le Avventure di Luther Arkwright.
In breve Luther, campione eterno molto britannico, con l'aiuto della figlia Victoria e del vecchio scorreggione Fairfax abbandona il karmico esilio volontario su un mondo parallelo per salvare il multiverso da un mostro psionico per la verità assai simile a qualcosa di già visto dalle parti di Neo-Tokyo nel 2019... Siamo invece in una Londra steampunk in cui i peggiori slum dickensiani marciscono all'ombra di imponenti architetture pubbliche di cui la più spettacolare è significativamente il clone del famoso Crystal Palace.
Ma il vero punto di forza di Cuore dell'Impero, oltre alla curatissima ambientazione, è il coro dei numerosi personaggi protagonisti della vicenda, tutti molto azzeccati. Una condivisibile visione della Grande Storia come indissolubile intreccio di tante microstorie, quindi.
Completa il volume una ricca appendice, utile per apprezzare pienamente la profondità di questa riuscita e ricca opera dell'artista inglese.

Mike Carey / Frazer Irving / Leonardo Manco, Hellblazer: R.S.V.P., Planeta DeAgostini

Massì, dai, questa storiellina londinese del buon vecchio Constantine non mi è dispiaciuta.
Come sempre John fa il bastardo rovinando letteralmente la festa (sì, proprio un party) a una congrega di snob altolocati che bazzicano nell'occulto. Chiaramente, nel farlo, si crea anche una buona dose di potenziali nemici sempre utili per essere ripescati in futuro da sceneggiatori a corto di idee. E conclude confrontandosi ancora una volta con i suoi rimorsi/demoni personali.
Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, anche perché si tratta di una breve storia di passaggio prima dell'inizio di un nuovo arco narrativo.
Sui disegni non mi esprimo: da sempre, in questa serie, sembrano azzeccarci poco...

Gradimir Smudja, Bordello delle muse: Al Moulin Rouge, Di Edizioni Gradimir Smudja, Bordello delle muse: Mimi & Henri, Di Edizioni

Festa per gli occhi e divertimento assicurato con i volumi di Smudja dedicati alla (in)felice vita del noto pittore post-impressionista Henri de Toulouse-Lautrec.
La bravura dell'artista serbo è impressionante: ogni vignetta in sé è un vero e proprio quadro dipinto con una cura e una competenza che rivelano conoscenza profonda e amore smisurato per la pittura europea di fine Ottocento.
Tutti i capolavori più famosi del periodo vengono infatti citati all'interno della vicenda in maniera sottile, divertente (e divertita) con risultati spesso spettacolari in grado di scatenare risate fragorose. Impagabile il passaggio su Seurat, padre del pointillisme, e la genesi (rivisitata in chiave ironica) del suo quadro più famoso Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande Jatte.
Ma, ovviamente, il grande protagonista è il piccolo (di statura) Henri de Toulouse-Lautrec e il suo magico mondo fatto di Montmartre, Moulin Rouge e bordelli: una Parigi fantastica in pieno fermento il cui referente diretto è la visione mentale della Città alla fine del XIX secolo tramandataci da tele che hanno fatto la storia dell'arte. La triste vicenda di Toulouse-Lautrec viene trattata da Smudja con risvolti umoristici e grotteschi mai gratuiti, da cui emerge tutta la grandezza artistica di un genio della pittura.
Se proprio vogliamo trovare un difetto a questa prova d'artista, oltre al lettering al computer inadeguato e invadente, è che questi fumetti... a volte sono poco "fumetti"!
Nel gioco citazionista, Smudja rischia a tratti di perdere la fluidità del racconto, giustapponendo spazi e tempi su cui, proprio per la bellezza ammaliante delle vignette, è impossibile evitare di soffermarsi più del necessario.

Enki Bilal, Quattro?, Alessandro Editore

Con Quattro?, ultimo atto della tetralogia del Mostro, Bilal porta a termine la sua ultima opera a fumetti che in corso di pubblicazione ha subito una sterzata radicale, probabilmente dovuta al riconoscimento internazionale del noto autore e regista come Artista con la A maiuscola.
Da 32 Dicembre (il volume successivo a Il Sonno del Mostro) l'Arte ha infatti un ruolo determinante nella storia che vede protagonisti Nike Hatzfeld e i suoi due fratelli di culla Amir e Leyla.
Per quanto riguarda la trama, Bilal ricompone con la consueta bravura le fila della bizzarra e complicata vicenda che aveva mescolato sanguinosi conflitti nei Balcani, improbabili missioni spaziali, performance artistiche estreme, strani connubi tra Aleister Crowley, Andy Warhol e creature aliene millenarie non riuscendo però a convincere del tutto.
Il contrasto tra Il Sonno del Mostro e i successivi volumi, in altre parole, non viene del tutto ricomposto. La tetralogia, concepita inizialmente come trilogia, nell'insieme manca di equilibrio.
A ogni buon conto sono i disegni, qui, a farla da padrone. Le tavole di Bilal sono di una bellezza strepitosa. Di grande fascino in particolare i numerosi panorami urbani parigini, con le distese dei caratteristici tetti in rame e le migliaia di comignoli (il livello stradale è abolito) da cui spiccano i grandi monumenti della città: la Tour Eiffel, Notre-Dame, la basilica del Sacre-Coeur trasformati in casinò, ristoranti e alberghi.
Con tecnica analoga a quella utilizzata quattro lustri prima in Los Angeles. La stella dimenticata di Laurie Bloom, qui con segno più maturo e artistico, queste vignette sono significativamente realizzate a partire da fotografie, in questo caso sempre meno ritoccate mano a mano che la storia si avvicina al finale.
D'altronde il disegno "sfilacciato" di Bilal (uno stile quasi "incompiuto") ben si presta a raffigurare il mondo visionario che l'artista sta costruendo da decenni con le sue opere, pittoriche, a fumetti e cinematografiche. Un futuro prossimo che, come in ogni opera di fantascienza che si rispetti, ci parla del presente con rara lucidità.

Benjamin Carré / Mathieu Mariolle, Smoke City - Volume 1, Lizard

New York e il fascino eterno dei suoi mille cloni immaginari stanno alla base di questo discreto fumetto francese che non è certo un capolavoro ma che ha indubbiamente il pregio di attirare l'attenzione a partire dalla semplice ma riuscita copertina. Ancora una volta, purtroppo, siamo però in presenza di una storia già raccontata e prevedibile che rischia spesso di sconfinare nell'equivalente a fumetti di uno stucchevole cineblockbuster all'americana.
Una banda eterogenea di ladri professionisti che commettono furti su commissione viene riunita dopo sei anni (e le scontate ritrosie iniziali di quasi tutti i suoi membri) da un inquietante figuro per rubare una mummia al museo.
L'apertura e la chiusura dell'albo (oltre che l'inconsueta natura della missione del gruppo) promettono sviluppi in ben altra direzione, per la verità qui appena accennati.
I disegni più che onesti e in particolare gli scenari urbani realmente spettacolari rendono abbastanza piacevole la lettura di un primo atto leggero e un po' inconsistente, sebbene i dialoghi poco scorrevoli e le caratterizzazioni esagerate dei personaggi non concorrano certo a spazzare via l'odore di popcorn che sembrano a volte emanare le pagine ottimamente colorate del volume.

mercoledì 30 gennaio 2008

Letture (III): La Città del Domani

Howard Chaykin, City of Tomorrow, Magic Press

Un futuro prossimo assai simile al nostro presente, in cui tanto per dirne una il Presidente degli Stati Uniti d'America è una donna di colore dal piglio decisionista (ricorda forse qualcuno?) e la Guerra al Terrorismo viene condotta fabbricando false prove contro nemici designati a tavolino...
C'è tutto Chaykin in City of Tomorrow:
una distopia urbana rétro Anni Cinquanta, questa volta a metà tra Las Vegas e Miami, plasmata da nanotecnologie all'avanguardia;
pupe robotiche mozzafiato che, per lavoro o per piacere, dispensano sesso con rara dedizione;
un eroe ben piazzato all'apparenza granitico ma con molte macchie e anche un po' di paura;
e infine sparatorie, corruzione e romanticismo conditi con la giusta dose di turpiloquio e sane oscenità.
La storia in sé non è particolarmente originale: per salvarsi la pelle il figlio ribelle dell'inventore del paradiso utopico di Columbia è costretto a ritornare in città dopo una fuga durata dieci anni e trova che il sogno urbano del padre si è trasformato in un porto franco per robot mafiosi dediti a droga, gioco d'azzardo e prostituzione. Dovrà quindi lottare per sopravvivere ma, per non essere sconfitto, dovrà prima affrontare il rapporto irrisolto con il genitore.
I colpi di scena non giungono del tutto inaspettati e, forse per recuperare lo spazio sottratto dalle tante splash page dinamiche e spettacolari, ogni tanto la storia risulta penalizzata da eccessive semplificazioni.
A parte qualche passaggio confuso, comunque, il fumetto è ben costruito e accompagna senza noia il lettore alla conclusione un po' scontata della vicenda, complici i bei disegni ammiccanti e il solito, superbo uso del lettering per le irresistibili onomatopee scenografiche.
Unica nota negativa è la deludente colorazione al computer, in questa sede comunque più appropriata che nel precedente Century West.
Ovvio: City of Tomorrow non è Black Kiss, ma la classe del vecchio maestro si sente